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LETTURE/ La libertà religiosa e quella lezione di verità che viene dai pagani

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Sottolineo che questa situazione è attuale proprio in quanto non riguarda solo — o tanto — chi, come quel giovane studente, abbia deciso di "non volere la libertà" ma, a più forte e pertinente ragione, coloro che intendono (urgentemente e legittimamente) difendere e promuovere il diritto alla libertà religiosa. Fuori da questo "voler pervenire alla conoscenza vera" di ciò cui si rende culto, si perpetra — oggi più che allora — lo stato menzognero, accusato da Pasolini, di una coscienza "con cui vivono la reale intolleranza di questi anni di tolleranza". È proprio questo stato menzognero della coscienza religiosa odierna, anch'esso voluto dal potere come nell'antichità pagana, il miglior alleato di quella "società permissiva" che non ha bisogno che di "consumatori". Il "mercato della coscienza" sostituisce ora, religiosamente, la "coscienza del mercato". Reclamare per sé "una conoscenza vera" di ciò che quella coscienza esige è, in questo senso, il miglior servizio della libertà religiosa alla odierna polis: essa urge dunque, più che allora, "domandare di fondare la religione con la ragione".
La coscienza su cui è fatto poggiare il diritto alla libertà religiosa comporta essenzialmente un'istanza di ragione come spazio di offerta della verità all'umana esperienza. Non si tratta solo o tanto — come nel mondo del pantheon romano — di accrescere ipertroficamente l'offerta dei culti legittimi bensì di legittimare, a buon diritto, lo spazio di offerta della verità nell'ordine di questa coscienza che è "civica" (relativa cioè alla polis) più che — e non solo — religiosa. Un tale spazio si profila sempre più, alla luce della coscienza pagana di Cotta, come una possibilità di liberazione "della" libertà religiosa "dalle" sue riduzioni "religiose": lo spazio della coscienza, infatti, trova nell'appello della verità il suo richiamo primigenio. Un suo eventuale congedo da questo appello per via "religiosa" la consegnerebbe inesorabilmente alla sua delegittimazione individuale e sociale allo stesso tempo, insomma alla sua connivente svendita alle forme temporanee e mutevoli del potere: religione oppio dei popoli. Riguadagnare i fondamenti è, finalmente, lavoro urgente (di pensiero) che pertiene eminentemente alle competenze di una tale "coscienza"…per quanto pagana o cristiana possa essere, in qualsiasi latitudine "religiosa" possa trovarsi.

(2 — continua)



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