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OSCAR WILDE/ Se l'uomo non può fare a meno dell'inutile

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Oscar Wilde (1854-1900) (Immagine dal web)  Oscar Wilde (1854-1900) (Immagine dal web)

L'apparente inutilità della bellezza, ovvero una sera con Edoardo Rialti e Oscar Wilde: "Non è assolutamente vero che un bambino non ha la percezione della bellezza, dell'estetica. Io ricordo benissimo quando, a 7 anni, lessi per la prima volta Il fantasma di Canterville. Non rimasi colpito soltanto dal cosa, rimasi colpito dal come: dal rapporto fra i sostantivi e gli aggettivi, dalle sfumature, dal glorioso banchetto di quello che veniva dispiegato all'interno del testo...". E' così, dalla sua fascinazione giovanile per lo stile di Oscar Wilde, che Rialti ha esordito alla quarta e ultima serata del Mese letterario, la rassegna culturale che anche quest'anno, grazie all'impegno profuso dalla Fondazione San Benedetto, ha acceso le menti e gli animi delle centinaia di persone giunte all'auditorium Balestrieri di Brescia. La magia, la simbiosi fra pubblico e relatore, si è ripetuta anche giovedì 30 aprile, grazie alla sinfonia letteraria ed esistenziale di Wilde: il dandy, l'esteta, l'uomo dello scandalo, ma anche "l'alfiere dell'inutile".

Dal successo all'esilio, dal carcere alla riscoperta di sé. Seguendo il drammatico percorso del raffinato aforista, Rialti — che lo scorso anno, sempre al Mese letterario, aveva presentato Omero — ha posto l'attenzione sulle somiglianze fra l'autore de Il ritratto di Dorian Gray e i personaggi dell'epica greca: Achille e Ulisse. Fra questi ultimi e Wilde "c'è una sorta di misteriosa continuità — afferma Rialti —, c'è qualcosa di affine fra chi ha 'bruciato la candela dai due lati' e un re in esilio".

Quali speranze e quali paure ci ha lasciato Wilde? Per rispondere non si può prescindere dalle origini irlandesi del drammaturgo. La madre dello scrittore, Jane Francesca Elgee, poetessa legata ai gruppi indipendentisti, soprannominata  "Speranza della Nazione", introdusse il piccolo Wilde nei circoli letterari e politici di allora, con relative ribellioni e grane legali. Fu proprio in quel periodo che il bambino pronunciò una frase drammaticamente premonitrice: "Un giorno io sarò protagonista di un grande processo...".

Il primo ritratto di Wilde adulto fornito da Rialti è collocato nell'Inghilterra vittoriana, "un mondo arcigno costellato da tube e frack". Qui fa il suo ingresso un uomo che scompagina mode e costumi, "vestendosi di velluto, con pantaloni a mezzagamba e calzettoni, come nel '700; una farfalla colorata in un mondo di nero e di grigio che si diverte con il suo umorismo straordinario a provocare la società". Da un uomo che asseriva di trovare difficile il vivere all'altezza delle proprie porcellane, l'Inghilterra non poteva non aspettarsi che non fosse quanto meno scandaloso. Le sue pose e le sue stranezze diventano in breve celebri, tanto da attirare l'attenzione di un impresario americano che decide di mettere in scena uno spettacolo umoristico su di lui. 



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