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GIOVANNI FALCONE/ La vera "antimafia"? Educare seriamente, tutti i giorni

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Giovanni Falcone (1939-1992) (Immagine dal web)  Giovanni Falcone (1939-1992) (Immagine dal web)

Anno dopo anno sono state messe in piedi numerosi iniziative: una Borsa di studio per gli studenti della locale scuola media, attività ricreative durante l'estate e da alcuni anni una "passeggiata" per gli studenti di III media che dalla scuola porta attraverso le campagne del circondario al luogo dell'eccidio, ove la famiglia ha posto una croce che custodisce tutta la vallata. Quest'anno erano presenti anche un'ottantina di studenti de L'Aquila giunti in Sicilia per un progetto didattico volto a far conoscere le attività in contrasto alla mafia presenti in Sicilia. 

Abbiamo chiesto alla preside Francesca Cusumano il suo giudizio sull'iniziativa.  "Sono in questa scuola da due anni — spiega —. L'anno scorso per me era la prima 'passeggiata'. Rimasi colpita proprio perché non si trattò di una semplice e ben riuscita manifestazione. Pensai fosse merito degli organizzatori o di circostanze fortuite o occasionali. Quest'anno si è ripetuto l'evento, quindi mi sono detta:  siamo di fronte a qualcosa di diverso dal solito, qualcosa che vado scoprendo man mano che svolgo il mio compito di direttrice e responsabile della scuola, e di cui comincio a intuire la portata".

Le chiediamo di raccontare. "Partiamo da questa passeggiata. Per comprenderne il senso bisogna inquadrarla nel contesto più ampio della Borsa di Studio 'dott. Giuseppe Montalbano' giunta alla VII edizione e voluta dai familiari per ricordare la figura e l'opera del medico ucciso dalla mafia nel 1988. La passeggiata fa parte di questo percorso più ampio che nel corso dell'anno si svolge attraverso varie tappe. Quindi, è un appuntamento atteso, non perché è un giorno in meno di scuola, ma perché è una circostanza in più per capire il compito della scuola. Insomma, perché vale la pena studiare. Ogni anno, durante la preparazione o lo svolgimento accadono circostanze che segnano la vita di tutti noi, studenti e insegnanti. E queste circostanze ci aiutano ad affrontare meglio le fatiche della vita, compreso l'impegno per combattere la mafia".

Qualcosa di molto impegnativo. "Non abbiamo la pretesa di forgiare i futuri campioni dell'antimafia militante, ma di far comprendere ai nostri studenti che antimafia è l'impegno quotidiano, per esempio a venire puntuali a scuola, per convinzione e non per costrizione; per esempio ad avere riguardo delle strutture e degli arredi scolastici, non per paura delle sanzioni, ma per amore di chi li usa ogni giorno; per esempio a studiare col gusto dell'apprendimento e non per il ricatto del voto o della promozione. La figura del dottore Montalbano ci aiuta perché era un uomo del dovere quotidiano, non delle scelte eccezionali. E questo lo rende familiare a tutti".

Resta da capire perché tutte queste attività sono diverse da tante altre che si fanno in altre scuole o in altri ambiti. "Non intendo fare paragoni con niente e con nessuno — spiega ancora la professoressa Cusumano —. Meglio un'iniziativa contro la mafia non perfettamente riuscita piuttosto che il nulla. Però nel nostro caso c'è un valore aggiunto: quello dato dalla famiglia, in primis dai figli. I genitori in questa vicenda si sono giocati con tutta la loro persona, ci hanno messo la faccia (oltre che i soldi e il tempo), sono scesi in campo insieme ai loro figli. Insomma sono una testimonianza vivente delle cose che affermano. E questo non accade abitualmente".



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