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GIOVANNI FALCONE/ La vera "antimafia"? Educare seriamente, tutti i giorni

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Giovanni Falcone (1939-1992) (Immagine dal web)  Giovanni Falcone (1939-1992) (Immagine dal web)

Testimonianza, appunto, non regole di comportamento. "Sì, perché in genere i parenti delle vittime della mafia fanno splendide e talvolta dolorose testimonianze, ma poi non li incontri tutti i giorni. In altri casi si pretende dalle istituzioni un compito di iniziativa che non può essere loro. Nel nostro caso la famiglia Montalbano è il soggetto proponente, il motore dell'azione, fa parte ormai integrante della nostra famiglia scolastica; infatti, famiglia e scuola sono le due facce della stessa avventura educativa. Noi cerchiamo in tutti i modi, e spesso con lusinghieri risultati, non appena di chiedere aiuto o coinvolgere le famiglie, ma di renderle protagoniste della nostra stessa responsabilità educativa. Le attività legate alla borsa di studio Montalbano ci aiutano molto in tal senso".

In tutto questo il ruolo dei docenti è fondamentale. "Se non ci fosse un gruppo di docenti appassionati prima che alla scuola, alla vita di questi ragazzi, non si sarebbe sviluppato nulla. Basta evidenziare che in questa scuola c'è una bassa mobilità, cioè molti pur non essendo di Camporeale e potendo chiedere trasferimento per avvicinarsi a casa non lo fanno. Evidentemente amano questi ragazzi più che la comodità di insegnare vicino casa".

Al momento di salutarci, Francesca Cusumano ci indica l'inferriata posta a difesa di tutte le finestre. "Queste inferriate — dice — mi colpirono il primo giorno che giunsi in questo cortile più di qualunque altra cosa. Da quel giorno sogno il momento in cui se ne potrà fare a meno. Sarebbe la più bella lotta per l'affermazione della legalità". 

Le chiediamo che cosa sarebbe disposta a dare o a fare perché questo sogno si realizzi. "Rimanere in questa scuola tutto il tempo necessario perché il sogno diventi realtà" risponde senza esitazione. 

Anche Falcone aveva un sogno, che era certo un giorno sarebbe diventato realtà: la fine della mafia. In attesa di quel giorno c'è chi comincia a porre le condizioni educative, sociali e civili per togliere le inferriate dalle finestre delle nostre scuole. Vandali permettendo.



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