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LETTURE/ Quella cena (a New York) in cui si è decisa la caduta dell'euro

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E' l'inizio della fine, ma Papandreou spera ancora nell'aiuto del Fondo monetario guidato da Dominique Strauss-Kahn che incontrerà in una saletta riservata a gennaio 2010 a Davos al vertice annuale del Wef.

Purtroppo a causa di ritardi decisionali della cancelliera tedesca Angela Merkel (in vista di alcune consultazioni regionali dove il governo di Berlino non voleva apparire accondiscendente con il salvataggio greco) hanno fatto sì che il costo del salvataggio continuerà a crescere fino al 2 maggio 2010 quando verrà deciso il primo piano di crediti. I greci e l'Fmi avrebbero preferito un haircut del debito, un taglio sull'ammontare del debito, ma Francia e Germania si opposero fieramente mettendo le basi di una crisi destabilizzante per l'intera moneta unica. 

Diversa la narrazione da parte greca. "Il crollo della Lehman Brothers e la rivalutazione dei rischi finanziari da parte dei mercati, ha comportato l'aumento degli interessi sui prestiti della Grecia, che costituiva l'anello debole dell'area euro. Così è scoppiata la crisi greca del deficit pubblico. La mancata adozione di misure urgenti e severe di stabilizzazione da parte di due governi greci consecutivi e l'esitazione della zona euro ad intervenire, hanno provocato la chiusura dei mercati finanziari per la Grecia, per poi arrivare al suo salvataggio, dopo numerosi tentennamenti, con l'intervento della "troika" (Fmi, Ue, Bce), un salvataggio soggetto ad una severa applicazione delle misure di risanamento dell'equilibrio finanziario e della competitività", spiegano due testimoni di eccezione come Kostas Simitis, ex premier greco e leader del partito socialista Pasok e Yannis Strournaras, direttore della Fondazione per la ricerca economica e industriale di Atene, ex ministro delle Finanze e poi governatore della Banca centrale greca. 

La questione greca si complica perché si intreccia con le fragilità della costruzione europea e con le contraddizioni della turbo finanza deregolamentata, soprattutto americana, descritte meravigliosamente da Greg Smith nella celeberrima lettera di dimissioni da Goldman Sachs pubblicata dal New York Times e dal New Yorker sul pentimento di Richard A. Posner, prima esponente di punta della Chicago School of Economics e teorico della deregulation finanziaria, poi passato al keynesianismo economico.

Ma torniamo alla Grecia che, a sua insaputa, sta per diventare un bersaglio per l'alta finanza internazionale proprio perché inserita nell'euro ma senza averne realmente i requisiti di stabilità. Il 26 febbraio 2010 il quotidiano finanziario americano Wall Street Journal informava i suoi numerosi lettori di una cena privata svoltasi nella sede di una banca d'affari a Manhattan nella quale alcuni hedge fund, cioè fondi di investimento ad alto rischio, tra cui Sac Capital Advisors LP e Soros Fund management Llc, si sono seduti a cena per discutere l'attacco all'euro attraverso la Grecia. L'idea era di speculare sul cambio visto che l'euro era a dicembre 2009 a 1,51 contro dollaro, e a quell'epoca a 1,355. 



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COMMENTI
27/05/2015 - Draghi (ANTONIO DE BONIS)

Se tutto è stato deciso di fronte ad un calice di buon vino, che ruolo ha coperto il nostro bravo Mario Draghi ?

 
27/05/2015 - commento (francesco taddei)

una volta il re al ministro combina guai lo metteva in galera. oggi in italia l'agenzia delle entrate usa metodi da soviet. ma mer gli ex politici solo incarichi e vitalizi. anche dopo aver ucciso i suoi figli.