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EVOLUZIONE/ Pro o contro Darwin? Prima leggiamolo...

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Iguana, Isole Galapagos (Infophoto)  Iguana, Isole Galapagos (Infophoto)

Come ben ricorda l'autore, nei primi decenni del secolo scorso il celebre poeta russo Osip Mandel'štam, prima di terminare i suoi giorni in un campo di lavoro staliniano, era tornato insistentemente a riflettere sui capolavori scientifici di Darwin: «Nessuno riuscirà a divulgare le teorie di Darwin meglio di lui stesso», egli sosteneva; tuttavia, per comprenderle, sarebbe stato «indispensabile studiare il suo stile letterario». 

Con la scrittura dei capolavori scientifici, l'umanista Darwin non pare infatti aver elaborato solo un formidabile metodo argomentativo, quanto piuttosto aver inventato uno stile letterario capace di offrire ai lettori di ogni tempo il significato delle scoperte scientifiche non nella loro formularia astrattezza, bensì facendo esperienza estetica concreta, sensibile, di quelle leggi che governano la natura. Il libro è volto quindi principalmente a mostrare la dimensione estetica, linguistica e la particolare scrittura retorica con cui Darwin compose i suoi libri, che non fu solo uno strumento per divulgare le nuove teorie, ma parte costitutiva della sua ratioscientifica, strettamente legata al metodo di ricerca e all'idea di scienza che egli praticava: dal minimo dettaglio delle scelte lessicali, del registro, della sintassi e dei suoi connettivi, dei modi dell'argomentazione, delle immagini e dei dialoghi, della disposizione retorica dei capitoli, sino alle varianti delle edizioni in continuo accrescimento, per arrivare addirittura alla complessiva composizione di tutte insieme le sue opere maggiori. A tutti i livelli della composizione, Darwin sembra rivelarci un unico, dominante criterio di conoscenza, quello dell'inclusione di molteplici prospettive di ricerca. Un vero e proprio principio inclusivo sembra infatti dominare il suo modo di vedere il mondo, sempre in equilibrio fra bellezza e verità, che reciprocamente cercano di trovare nel linguaggio umano una loro adeguata relazione. 

Lo studio dunque convince dell'esistenza di uno specialissimo stile letterario darwiniano, che non solo può affascinare come documento nella sua distanza storica, ma anche per la sfida che rivolge a noi (post) post-moderni, alla ricerca di un metodo per sanare le troppe cesure in cui oggi vivono, nel conflitto o piuttosto nell'indifferenza, le nostre culture. Si tratta dunque, come vi si legge, anche di «un invito a rinnovare la lettura delle due maggiori opere di Darwin secondo una nuova prospettiva letteraria, con l'ausilio delle prime, splendide traduzioni dei naturalisti italiani dell'Ottocento». Il lettore italiano potrà così meglio partecipare all'esperienza conoscitiva ed estetica di «meraviglia» che Darwin «introdusse nella storia naturale non meno che nella storia intellettuale e letteraria dell'Occidente».

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