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LETTURE/ "Se nessun dio interviene nelle cose umane, a chi indirizzerò le mie preghiere?"

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Andrej Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec.) (Immagine dal web)  Andrej Rublev, Cristo Salvatore (XIV sec.) (Immagine dal web)

In questo senso l'annuncio cristiano di un Dio che s'incarna nella comune esperienza, "immischiandosi" liberamente e comunicando personalmente — come uomo — con la vita storico-giuridica degli umani soggetti appare subito nella sua pertinenza alla coscienza dell'uomo pagano. Difendere e promuovere oggi il diritto alla "libertà religiosa" comporta l'ammettere — legislativamente oltre che in senso genericamente "culturale" — la legittima dimensione sociale e pubblica della coscienza che ne è il fondamento. In questo senso possiamo pacificamente dire che il cristianesimo non ha salvato la religione dall'uomo antico bensì ha salvato — con beneficio giuridico universalmente riconoscibile — l'uomo antico dalle sue derive religiose. Aggiungo che ciò poteva e può accadere non contro l'uomo pagano di ora e di allora, ma assumendone a suo vantaggio l'eredità e la compagnia di coscienza e di ragione di cui si rendeva e si può oggi rendere protagonista. Veniamo ora al mutato contesto della patristica cristiana.

(3 — continua)



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