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ARTE/ Christian Schad, com'è irrequieta (e disperata) la Germania di Weimar

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Christian Schad, Donna tedesca (1920 circa) (Immagine dal web)  Christian Schad, Donna tedesca (1920 circa) (Immagine dal web)

La sua osservazione della realtà fa emergere in superficie i nei, le imperfezioni, le inesattezze della sua epoca. Nelle sue tele compaiono allora travestiti, come nel Conte St. Genois d'Anneaucourt, uomini deformi come in Agosta, l'uomo alato, e Rasha, la colomba nera, fino ad arrivare a scene di autoerotismo, come in Due ragazze, Le amiche. Schad lascia la denuncia dei difetti morali dei suoi soggetti alla coscienza di chi viene alle sue esposizioni, perché ciò che gli interessa davvero è la forma dell'oggetto.

Imperdibile per chi conosce o è appassionato di questo periodo della storia dell'arte europea, prezioso per lo studente affamato di spunti critici, sorprendente per il docente in cerca di un nuovo punto di vista per raccontare il Primo Dopoguerra ai propri alunni nell'anno. Christian Schad. La chiarezza mistica arricchisce la collana Miniature di Abscondita consegnando al letture un saggio preciso e analitico in pieno stile Nuova Oggettività.



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