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ARTE/ Christian Schad, com'è irrequieta (e disperata) la Germania di Weimar

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Christian Schad, Donna tedesca (1920 circa) (Immagine dal web)  Christian Schad, Donna tedesca (1920 circa) (Immagine dal web)

"Le spiegazioni mi disgustano" diceva Christian Schad. Seguendo questa filosofia non si sarebbe dovuto scrivere né un libro, né tantomeno una recensione. Invece Christian Schad. La chiarezza mistica, edito da Abscondita, è la nuova tappa attraverso l'arte del Primo Dopoguerra di Elena Pontiggia.

Idealmente preceduto da La Nuova Oggettività Tedesca, Il Chiarismo e Mario Sironi. Scritti Inediti (tutti Abscondita), Christian Schad. La chiarezza mistica è il primo saggio italiano sull'artista tedesco dai tempi dell'introduzione di Roberto Tassi al catalogo della mostra milanese su Schad nel lontano 1978.

Il libro di Elena Pontiggia rincorre l'indole irrequieta del pittore: Monaco, l'Olanda, Ginevra, Zurigo, Roma, Berlino, Napoli, Venezia, Parigi, Vienna. Nel corso del suo frenetico tour europeo il bavarese Christian Schad attraversa tutte le fasi estetiche più tipiche per un pittore di inizio Novecento. Passando dall'Espressionismo al Cubismo, dal Dadaismo al Ritorno all'Ordine senza però aderire pienamente a nessun gruppo, a nessun movimento. La sua è stata "una condizione di in-appartenenza" sottolinea Pontiggia. La critica, in parte a ragione, riconduce Schad all'ala classica della Nuova Oggettività, quella che ha il suo cuore a Monaco e che sente fortemente l'influsso della pittura italiana del Quattrocento, di maestri come Raffaello, Leonardo, Bronzino. 

Le tensioni interne alla società di Weimar vengono così congelate in uno stile sobrio, classico, armonioso. Pontiggia parla di "forma algida e perfetta". Come leggiamo dalla strategica biografia inserita a fine saggio, l'Italia ha dato un'accelerata decisiva alla carriera di Schad, come ricorderà il pittore: "l'Italia mi ha aperto gli occhi". I paesaggi, i colori, ma soprattutto il clima culturale che soffia in Germania dal Bel Paese attraverso la famosa rivista Valori Plastici e le mostre degli artisti di Novecento tra le città tedesche, saranno fondamentali per Schad, che diventerà così "il più italiano degli espressionisti tedeschi e il più tedesco dei novecentisti italiani". 

Questo calzante ritratto è la porta per entrare nel cuore del lavoro di Schad: la figura umana. Pontiggia ci dimostra come nell'evoluzione stilistica di Schad le mutazioni della tecnica non abbiano intaccato la convinzione della centralità di un oggetto pittorico, l'uomo. Scomposto secondo le linee cubiste, stilizzato in primitive incisioni di marca espressionista, divenuto materia nelle composizioni lignee Dada, al centro dei "suoi" fotomontaggi, le schadografie: l'uomo e il suo ritratto sono il filo conduttore della sua poetica. 

Ci vorranno più di 10 anni, dal 1914 al 1926, per avvicinarsi a quella perfezione marmorea per cui Schad è divenuto celebre. Sonya, Anna Gabbioneta, Maika: amici e amiche, diventano simboli delle donne e degli uomini della Germania di Weimar. Impassibili, ma al contempo  disperati. Tuttavia, evidenzia Pontiggia, Schad non oltrepasserà mai il confine della descrizione per addentrarsi nella critica sociale e storica. 



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