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LETTURE/ "La gioia della carità", così l'amore cristiano "rovescia" il mondo

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Così, ad esempio, l'insistente difesa della famiglia avanza di pari passo, anche nella stessa pagina, con la lotta alla povertà (p. 195): perché si tratta di due facce della stessa medaglia. Non c'è dubbio, come osserva Bassetti, che la cultura moderna abbia accuratamente coltivato un'immagine negativa della famiglia, quale luogo della (ri)produzione di una cultura autoritaria. Al contrario, per il cardinale "la famiglia è il luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere agli altri" (p. 231). 

Parallelamente un'economia rinnovata, risposta adeguata alla crisi contemporanea,  si basa su un nuovo umanesimo (p. 285). E infine, il tema drammaticamente attuale delle migrazioni viene letto in una visione equilibrata di diritti e doveri, all'insegna del discernimento che rifiuta ogni facile strumentalizzazione, e che si basa sulla cosa forse più difficile di tutte: la reciproca conoscenza. Insomma, la dignità della persona è la chiave di lettura di tutto, sia della famiglia, che dell'economia, che delle grandi dinamiche migratorie, in una ripresa del lascito più rilevante della cultura cattolica contemporanea, ovvero il personalismo umanistico (lascito che ancora attende, sia detto per inciso, di essere messo pienamente a frutto). È la stessa matrice che ha trovato un'espressione quasi proverbiale nella reiterata opposizione del Pontefice alla onnipresente "cultura dello scarto".

La questione antropologico-educativa emerge anche, per esempio, nelle considerazioni non banali sull'università, dove Bassetti mostra una volta ancora che l'occasione puntuale (un messaggio all'università di Perugia) può sollevarsi a una riflessione sul senso profondo dell'istituzione educativa; oppure nelle considerazioni sulla bellezza, naturale e umana, del mondo e dell'Italia. In effetti la percezione quasi commossa della bellezza in un mondo che fa sempre più fatica a riconoscerla, anzi a riconoscere che essa in generale esista, è uno dei segni più pregnanti di una sensibilità cristiana e creaturale (che "l'uomo contemporaneo abbia smarrito la coscienza di essere creatura" è osservato efficacemente a p. 142).

Molte altre le pagine interessanti del volume (ad esempio, quelle sulla cristianofobia, ovvero l'apostasia silenziosa che diventa rumorosa, quasi un'autoespiazione del colonialismo che prende quale capro espiatorio il deposito della storia e cultura cristiana; o quelle sulla fondamentale, per quanto parziale, estraneità del cristiano al mondo), sulle quali non posso soffermarmi. Esso è senz'altro da leggere, anche liberamente e senza ordine prefissato, ma soprattutto da meditare con attenzione.



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