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LETTURE/ Derrida, cosa c'è scritto nel "notes magico" di Freud?

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Sigmund Freud (1856-1939) (Immagine dal web)  Sigmund Freud (1856-1939) (Immagine dal web)

Il testo dedicato al "notes magico" è particolarmente illuminante: Freud prende spunto da uno strumento presente sul mercato con il nome, appunto, di "notes magico" e che consiste in una tavoletta di cera ricoperta da un foglio di celluloide su cui è possibile "incidere" una scrittura che si cancellerà non appena il foglio verrà sollevato e staccato dalla tavoletta di cera a cui aderisce. Ma le tracce che scompaiono sul foglio di celluloide rimangono, anche se non sono visibili, sulla tavoletta di cera sottostante. Secondo Freud, l'apparecchio psichico si comporta nello stesso modo del "notes magico": riceve tracce senza mantenerle e le mantiene mentre le cancella, attraverso un gioco pressoché infinito di rimandi che mette in discussione le pretese di trasparenza, di chiarezza che sono il fondamento del pensiero metafisico. 

Anche Freud, secondo Derrida, non riesce a pensare fino in fondo alle implicazioni delle sue fondamentali scoperte, ma rimane indiscutibile che la psicoanalisi permette di pensare ad una apertura del pensiero filosofico al di là dei confini stabiliti dalla sua lunga tradizione. Per Derrida, è fondamentale lavorare sul concetto freudiano di Nachträglichkeit, una parola tedesca che è difficile tradurre in altre lingue e che indica la riscrittura della memoria del passato in funzione di bisogni ed esperienze fatte in altri momenti della vita: nozione complessa che indica, come scrive il filosofo, che «il senso non è mai stato presente, ed il cui presente significato è sempre ricostruito a posteriori (nachträglich), in un secondo momento, in modo supplementare». 

Il ritardo che costituisce l'apparato psichico, in altri termini, dichiara che "altro" ci costituisce e struttura nel profondo e che questa alterità non riusciamo ad afferrarla e a farla nostra: ne inseguiamo le tracce attraverso i racconti, le narrazioni che sono la nostra identità e la nostra storia. Un'identità e una storia che sfugge a se stessa ed è, ad un tempo, la fatica del nostro esistere e il mistero di un'origine che non può essere raggiunta ma che pure agita e orienta il nostro agire. 

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L'articolo anticipa la relazione dell'autore in occasione dell'incontro "Freud e la scena della scrittura", quinto e ultimo appuntamento (8 maggio) di un ciclo di letture organizzate da Prologos. Il ciclo ha per titolo "Derrida lettore dei filosofi. L'evento del testo". Dettagli e date su www.prologos.it   

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