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LETTURE/ La nostra libertà, solo una finzione. E se avesse ragione Thomas Brussig?

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A parte le considerazioni letterarie, che lascio agli addetti ai lavori, la domanda che mi sono posto è la seguente: come mai una persona che non ha per nulla simpatia per i metodi polizieschi e carcerari della Ddr le ridona una vita letteraria, lasciandola "esistere" fino ad oggi? Come mai ripete insistentemente il verso che ho già citato due volte: "Lo so, sì lo so, che ciò non passerà mai"? 

Credo di conoscere la risposta per una lunga esperienza di vita e di dialogo nei nuovi Länder. Se il motivo ultimo del desiderio della riunificazione tedesca è la libertà, non è per nulla chiaro che il nostro mondo occidentale sia davvero più libero di quello regolato dalla Stasi. Certo, gli eccessi terribili, grazie a Dio, non ci sono (basta fare un giro nella prigione della Stasi che si trova qui a Lipsia, die Runde Ecke), ma credo che non si possa negare che la riflessione dell'autore — l'io narrante e l'autore nel romanzo sono identici , che nel romanzo ritorna all'Est dopo la presentazione di un suo libro all'Ovest — ponga una questione che è innegabilmente acuta. 

Ritornando per l'appunto con il treno a Berlino dopo essere sceso per una coincidenza ad Hannover,  si accorge, per il familiare movimento di sussulto delle ruote del treno nei binari della Ddr, di essere tornato in patria riflettendo: "Ritornavo dal paese che veniva associato alla libertà — anche da me. Ma non mi sentivo inebriato. Che una vita in libertà debba essere conquistata e difesa sempre di nuovo da ogni singolo, è stato sempre il mio sospetto (…). Tornando dal mio primo viaggio nell'ovest avevo la visione orribile di un mondo libero, nel quale la maggioranza degli uomini non è libera" (252-253). Possiamo negare che sia così? Possiamo negare che sia necessaria un'educazione del singolo alla libertà? E forse oggi più che mai? 

Questo è il punto.  Questo è ciò che mi permette di comprendere l'"esistenza storica" (Ernst Nolte) mia e dei miei compagni di viaggio in questi tredici anni tedesco-orientali. L'autore non aiuta una riflessione trascendente, le cose che dice su Dio sono banali — come la considerazione che non c'è bisogno di sapere se l'universo abbia senso o se Dio esista nel momento in cui si prova così tanta gioia nel guardare saltellare il suo secondo grande amore nel romanzo, Sabine, campionessa di salto con la corda, vera ed autentica disciplina dello sport socialista secondo l'autore. Ma a livello di "esistenza storica" coglie in profondità il motivo ultimo di quel fenomeno di "Ostalgie" di cui ho già parlato su queste pagine, e questo non solo in persone che rimpiangono la Ddr, ma anche in quelle che non la vogliono più e non l'hanno voluta allora. Thomas Brussig è un attento osservatore dell'esistenza storica, non ideologico, cosa che per esempio gli permette di comprendere la forza di un parroco polacco come Popieluzko: "Alcuni del servizio segreto polacco hanno deciso di proprio pugno di fare la guerra ad un parrocco dell'opposizione e ciò ha contribuito a chiudere la bara con dentro la dittatura". 



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