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LETTURE/ La nostra libertà, solo una finzione. E se avesse ragione Thomas Brussig?

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Forse Thomas Brussig è ancor meno ideologico dell'appena scomparso  Günter Grass, che nel romanzo appare come ambasciatore dei possibili giochi olimpici a Berlino, di cui ne impedirà però la realizzazione con una frase non convenzionale e non diplomatica detta nella seduta in cui sarebbe stata presa la decisione. Grass è forse con ragione presentato come non convenzionale, ma una reale e profonda critica dell'esistenza storica non ideologica forse è più presente nell'autore di Berlino che nel premio Nobel. 

Brussig ha poi ancora un grande pregio, forse unico nella letteratura tedesca dell'est: è un maestro dell'humour, del sorriso e dell'ironia. Anche su di sé, quando si lascia dire da Sabine che è un fortunello, "un pochino troppo conosciuto e di successo per il tuo talento"; o quando presenta se stesso come uno che viene accusato ingiustamente di essere un pedofilo, mettendo così se stesso non dalla parte degli apostoli della morale antipedofilia, ma nelle veci di chi si trova, grazie a Dio ingiustamente, in questo ruolo. In questo cocktail di humour, sorriso ed ironia Brussig rivela certamente, anche se in modo implicito, un senso raffinato dell'essere come dono, e quindi come gioia e come sofferenza; lasciando intatta la possibilità di un accesso alla dimensione "metafisica" prima accennata. Ma l'onere è del lettore.



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