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SINDONE/ Il mistero di quel Volto scolpito nella pietra (fotogallery)

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Il volto sulla roccia (Immagine dal web)  Il volto sulla roccia (Immagine dal web)

Con i suoi sette metri di altezza e quattro di larghezza è in assoluto la scultura rupestre su roccia più grande d'Europa e forse del mondo. E' un mistero che dura da secoli e che oggi, grazie agli studi del professor Duilio Citi, trova nuove emozionanti sviluppi. Sui monti della Val Penna, a pochi chilometri nell'entroterra dalle cittadine costiere turistiche di Chiavari e Sestri Levante, in Liguria, si erge un'incredibile testimonianza avvolta appunto in un mistero su cui forse solo oggi si comincia a far luce.

Ad accorgersene per primo in epoca moderna un assessore del comune di Borzonasca (Armando Giuliani) che stava facendo dei rilievi per la costruzione di un nuovo percorso stradale. E' il 1965 e la notizia appare anche sulla stampa. Il Corriere Mercantile del 1° febbraio1965 scrive: "…un colossale volto di uomo è apparso impresso su di una parete rocciosa, facente parte del gruppo montuoso denominato Rocche di Borzone".

Un volto inequivocabile spuntava su quella roccia. L'assessore fece disboscare al meglio la collina perché la roccia fosse il più possibile visibile. Ma quel volto era opera d'uomo o una configurazione formatasi in modo naturale, come succede spesso? E chi raffigurava quel volto? Duilio Citi, che da diversi anni studia il caso, ci dice di un ex abate della vicina abbazia di Borzonasca che sempre negli anni sessanta si recò ai piedi della roccia, la toccò e poté accertarsi che si trattava di opera di mani d'uomo, si poteva capire dove era passato lo scalpello e dove no, toccando la roccia. Ma Duilio Citi ha alimentato questo mistero scoprendo un'impressionante analogia con la sacra Sindone di Torino: "Non si può negare che il volto di Zolezzi assomigli alla Sindone compresi i segni della passione sul viso stesso".

 

Professore, davanti a questa immagine le obiezioni sono essenzialmente due: è opera dell'uomo o della natura? E nel primo caso, a quando risale?

Di quest'opera, perché di un'opera si tratta, pochi si sono limitati a vederne il frutto dell'erosione naturale della roccia. La maggior parte di coloro che se ne sono interessati hanno constatato la lavorazione da parte dell'uomo. Don Vittorio Gotelli, canonico della cattedrale di Chiavari che negli anni sessanta è stato parroco e abate di Borzone, è salito a toccarla riconoscendo e distinguendo molto bene la parte della roccia lavorata da quella ancora grezza. Chi scrive, in una serie di diapositive 135 mm fatte parecchi anni fa, ha constatato il confine netto tra la parte del volto vero e proprio e la parte esterna rimasta naturale.

 

E nel primo caso? Su wikipedia ad esempio si dice che si tratti di una scultura paleolitica, risalente tra i 20mila e i 12mila anni fa.



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COMMENTI
10/06/2015 - Volti donati da Dio (claudia mazzola)

Flavio, 2 mesi un faccino sorridente da mangiare. La Sindone quel Volto nella pietra è Gesù. Queste due meraviglie mi han fatto venire in mente il salmo: gustate e vedete quanto è buono il Signore!