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PAPA/ La nuova enciclica alle prese con la società del consumo (in crisi)

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

L'evoluzione della società fra il Rinascimento e l'Illuminismo e la stabilità che abbiamo oggi, ancorché sia scomparso il dharma di concezione medievale, è basata non più su strutture socio-simbolistiche-gerarchiche, ma sul principio cristiano dell'individuo capace di dominare i propri impulsi violenti. La società contemporanea è dominata dalla mediazione interna proprio dal principio cristiano. Le culture cristiano-protestanti hanno escogitato altre forme per "controllare" la violenza con forme diverse di dharma. In particolare con l'affermazione della "distanza sociale" (tematica approfondita da sociologo Emile Durkheim). La distanza sociale si è consolidata mediante la creazione della divisione del lavoro: è un modo di controllare le rivalità mimetiche. La divisione del lavoro infatti, lascia spazio all'individuo — almeno in teoria — anche se il mercato può costringere a fare certe scelte, piuttosto che altre.

R. Girard evidenzia come l'organizzazione del lavoro assume particolare rilievo nel mantenimento della stabilità sociale nelle società capitalistica avanzate come gli Stati Uniti. La teoria che la divisione del lavoro può tenere sotto controllo la rivalità mimetica non può essere confermata perché la questione è molto più complessa, comunque la mobilità sociale, già molto presente negli Stati Uniti, è in costante crescita nel resto del mondo, anche se vi sono fasi di incertezza e di rigidità. L'ingiustizia strutturale — attualmente aumentata, a seguito anche delle politiche monetarie espansive, come confermano i dati sulla concentrazione della ricchezza e l'indice Gini a livello globale e di ogni singolo paese — comunque rimane presente con il suo potenziale di aggressività e deve essere costantemente smussata dal mercato che richiede una più ampia circolazione di capitale umano e, soprattutto, dall'etica cristiana. La mobilità sociale permette, in definitiva, di controllare la rivalità mimetica fra individui. L'economia occidentale post rivoluzione industriale odierna è la prima civiltà che attraverso la competizione economica e la fluidità sociale, che ne consegue, usa positivamente la rivalità mimetica, cioè la rivalità fra individui ove vi è sempre un soggetto che desidera essere come un altro (il modello) e avere — conseguentemente — i suoi oggetti e la sua posizione sociale (il concetto di rivalità mimetica è il cardine del pensiero di Girard). Il motivo è fondato sulla fiducia delle nostre capacità, sulle regole morali (derivanti dal cristianesimo) sulla certezza del diritto economico ed ovviamente della sua applicazione. Rilevante rimane comunque il richiamo alle regole morali ed etiche che devono essere nuovamente fondanti contro il crescente individualismo che disaggrega la società.

La globalizzazione economica ha un effetto positivo sulle dinamiche sociali perché è portatrice di regole. E' indubbio però che non vi sono certezze assolute; sono troppi i fattori che non conosciamo. Vi sono ancora molti elementi di instabilità e di ingiustizia, ma vi sono anche alcuni elementi di stabilità. Girard evidenzia inoltre che ogni individuo necessita di centri di stabilità, ognuno funzionante secondo il proprio dharma ed estremamente importanti per il nostro modo di vivere. Ed ognuno ha il terrore di perdere quei centri, principalmente per ragioni egoistiche e materiali. L'egoismo sta provocando anche un danno ecologico al pianeta che sarà fatale in un prossimo futuro, non conosciamo però dove, come, quando.



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COMMENTI
11/06/2015 - Bell'articolo (paolo camillini)

Il reggersi di una economia sul consumismo (che come è detto, però, mostra i suoi limiti) stiamo scoprendo che è "contra naturam" (Dante). Se si capisse che tutta l'economia poggia sul dono della natura e che questo dono è per tutti gli uomini (quanti bisogni primari sono ancora insoddisfatti nel mondo!) si potrebbe fare un sostanziale passo avanti. Sarà interessante leggere la nuova enciclica del Papa anche sotto questo punto di vista.