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PAPA/ La nuova enciclica alle prese con la società del consumo (in crisi)

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

L'economia globale è l'economia dei consumi che è una forma di diffusione delle rivalità e può ridurne le potenzialità di conflitto. Mettendo a disposizione di tutti gli stessi beni, oggetti, merci, servizi, la società moderna riduce le opportunità di conflitto e la rivalità fra individui (viene quindi valorizzata l'intuizione deldolce commercio di Montesquieu). Il problema è che se si spinge all'estremo questa prospettiva la gente finisce con il perdere interesse per questi oggetti, tutti identici ed universalmente disponibili e quindi meno desiderabili. Come tutte le soluzioni sacrificali anche la società odierna ha bisogno di reinventarsi periodicamente, ciclicamente e deve quindi poter disporre di merci sempre nuove per poter sopravvivere, inducendo — conseguentemente — ad un consumismo compulsivo. Tuttavia, più i rimedi sacrificali diventano disponibili più perdono di efficacia. Lo shopping pertanto è puramente distruttivo, un'immagine meravigliosa di pura perdita. Questo quindi è il problema odierno: la società dei consumi ha bisogno di distruggere risorse per poter sopravvivere, ma questo meccanismo inizia a manifestare le proprie debolezze. La conclusione è che non vi può essere crescita continua senza consumo.

La società del consumo, portata all'estremo, ci trasforma tutti in mistici, nel senso che ci dimostra come la merce, gli oggetti, non possono mai soddisfare i nostri desideri. E se da una parte questa consapevolezza ci può portare ad impegnarci in ogni sorta di attività senza senso, dall'altra ci dà coscienza del fatto che abbiamo bisogno di qualcosa di interamente diverso, qualcosa che la società dei consumi non ci può dare (concetto elaborato dall'epistemologo Jean Pierre Dupuy). L'individualismo moderno è anche molto ambiguo, viviamo in un mondo dove l'aver sempre meno bisogni lascia spazio all'avere sempre più desideri il che può essere un fatto positivo e negativo. Questo è vero anche per la soggettività moderna. Oggi giorno una persona ha realmente la possibilità di crearsi una vera autonomia, di farsi opinioni personali. 

Purtroppo più comunemente accade che tali possibilità vengano scartate in favore di una falsa individualità di moda: nessuno al giorno d'oggi pensa di essere convenzionale, comune, ognuno si sente più originale di quelli che gli stanno intorno, ecco quindi apparire — a seguito delle nuove tecnologie digitali — realtà virtuali quali Facebook e altri social network ove tutto oramai è un autoincensarsi di immagini, frasi, pensieri da condividere con gli "amici" virtuali. Si pensa di essere originali e appartenenti ad una comunità fraterna: in realtà si ricerca l'affermazione della propria identità, si soffre di solitudine, ma si è infine più individualisti ed egoisti; e si perde il senso comunitario di sussidiarietà e solidarietà.

La dinamica della ricerca di differenziazione ovvero la dinamica del desiderio di indifferenziazione non si blocca all'oggetto, al consumo, va oltre, al non oggetto quale lo snobismo, l'indifferenza, l'estetica minimalistica e anoressica



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COMMENTI
11/06/2015 - Bell'articolo (paolo camillini)

Il reggersi di una economia sul consumismo (che come è detto, però, mostra i suoi limiti) stiamo scoprendo che è "contra naturam" (Dante). Se si capisse che tutta l'economia poggia sul dono della natura e che questo dono è per tutti gli uomini (quanti bisogni primari sono ancora insoddisfatti nel mondo!) si potrebbe fare un sostanziale passo avanti. Sarà interessante leggere la nuova enciclica del Papa anche sotto questo punto di vista.