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ARTE/ L'occidente mette 2 miliardi di euro l'anno in tasca ai jihadisti

Come funziona il contrabbando di opere d'arte provenienti dai siti archeologici e dei musei in Siria, Iraq, Libia, Egitto, per mano degli integralisti islamici? Lo spiega LUCA NANNIPIERI

Siria, le rovine di Palmira (Immagine dal web) Siria, le rovine di Palmira (Immagine dal web)

Il contrabbando di opere d'arte provenienti dai saccheggi e dalle distruzioni dei siti archeologici e dei musei in Siria, Iraq, Libia, Egitto, per mano degli integralisti islamici, è un traffico di cui non si parla quasi mai. Non si fa vedere, non dà notizia di se stesso, non finisce in televisione. Per questo, è un traffico molto rigoglioso. Mentre il commercio della droga e del petrolio o i rapimenti possono creare allarme sociale, il contrabbando dei manufatti provenienti dalle razzie o dagli scavi clandestini passa sotto silenzio. Esistono due forme di mercato nero: uno dei poveri ed uno dei ricchi. 

Quello dei poveri, di coloro che vogliono spendere poco per avere statuette funerarie egizie, lacerti di mummie o monili, passa da una compravendita libera su Facebook ed eBay; si fa presto ad entrare in contatto con loro, tramite dei nickname arabi: dopo la diffidenza iniziale, ti vengono spediti video, fotografie, illustrazioni dei reperti e poi contratti il prezzo; dopo averlo fatto, si passa su skype per un accordo più mirato; terzo e ultimo passaggio: carica del reperto via eBay o altri sistemi di acquisto e spedizione. E' un traffico tentacolare, che va dal gruzzolo di sesterzi romani ad una testina del dio egizio Ammone fino a statuette raffiguranti Ptah o Osiride. eBay non controlla (né avrebbe competenze specifiche per farlo) e molte agenzie di spedizione non richiedono la natura dell'oggetto spedito. La trattazione è dunque arrivata a destinazione. Tu volevi una statua del dio Ptah, hai sborsato quasi 2mila dollari e l'hai avuto. E loro, i trafficanti, affiliati al terrorismo, hanno avuto i tuoi soldi.    

Ma esiste anche un mercato dei ricchi, che ha un percorso molto più difficile e ha un giro d'affari di più di 2 miliardi di euro l'anno. 

Grazie ai servizi segreti l'ho scoperto. Eccolo qui. I tombaroli e i ladri, nei paesi in guerra o crisi, razziano con bulldozer e pale le aree archeologiche. Gli importanti siti egiziani di el Sheikh 'Abadah, di el Hibeh, di Beni Suef, Abu Rawash, Saqqara, o le città mesopotamiche di Ninive, Hatra, Palmira, Aleppo, Nimrud, sembrano formaggi gruviera da quanti buchi clandestini ci sono.

I reperti vengono poi raccolti dai trafficanti e portati a Beirut, in Libano, che è il vero centro di smistamento. Dal porto partono un milione di container su nave l'anno, cioè 2.740 al giorno. Ci sono 45 agenzie di spedizione. I controlli sono saltuari: passa cioè ogni cosa.

Navi e camion contengono materiali vari: pellame, abbigliamento, prodotti chimici, macchinari agricoli, bancali di frutta secca, oreficeria. Ed è nei doppi fondi di container e tir che vengono messe le antichità.