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LETTURE/ Dante, nel volto di una donna la missione di una vita

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Botticelli, Nascita di Venere (1482-85, particolare) (Immagine dal web)  Botticelli, Nascita di Venere (1482-85, particolare) (Immagine dal web)

E come il Messia viene annunciato dal Battista, Beatrice, questa figura dalla valenza cristologica, viene annunciata da un'ancella, la Matelda che, nel nome, dice la sua funzione, quella di condurre al letam, alla beata; infatti, "Bice aveva le amiche. E per lui cos'altro eran le amiche di Bice se non esseri trasfigurati dalla luce che la sua amata rifletteva su di loro? Oscuramente percepiva che in quella invenzione di un Battista di sesso femminile i fantasmi della gioventù poetica venivano ad abitare i versi gloriosi del poema sacro" (p. 171).

E proprio mentre sta ideando la parte conclusiva della seconda cantica del "sacrato poema" (Pd XXIII, 62), quel Purgatorio che è la cantica più umana, dalla tonalità più dolce e a tratti elegiaca, dove l'amicizia ha tanta parte, Dante trova anche un modo per riconciliarsi poeticamente, e cioè non meno realmente, con il grande amico Guido Cavalcanti. Orgogliosissimo, malinconico, sempre tormentato da amori che arrivavano come violenti temporali per venire spazzati via altrettanto violentemente, Guido, di ricchissima famiglia magnatizia, cui gli "Ordinamenti di giustizia" di Giano della Bella (1278) vietavano l'accesso all'amministrazione della cosa pubblica, aveva molto mal sopportato che, convocato dal ricchissimo Vieri dei Cerchi, Dante avesse accettato di intraprendere la carriera politica. Su questa scelta, dettata secondo Cavalcanti da ambizione materiale e vanità morale, si era consumata la rottura fra i due amici (pp. 144-145): "All'uscita, se l'era trovato davanti. In piedi, sul lato opposto della strada, Guido lo stava aspettando (…) Nel tono vibrava una violenza a stento repressa: "E bravo il mio Dante, eccolo qua il filosofo, il servitore delle Muse! Servitore, sì, a libro paga. Ci è voluto poco, eh, il baluginio di un qualche incarichino, e giù nel fiume vent'anni di studi. Ma che tempra, ma che dignità! (…) Ti saluto, Dante Alighieri (…) Seguirò la tua luminosa carriera nel mondo del malaffare, ma a te non rivolgerò più la parola". 

E se, all'inizio, Dante, sconcertato dalla tenacia di quello che bolla come "nient'altro che un ricco viziato poeta d'amore" (p. 149), medita vendetta, dopo l'esilio decretato contro Cavalcanti dai priori, dopo la sua malattia, la malaria contratta a Sarzana, dopo la morte di Guido, nel 1300, morte che, inizialmente, Dante penserà quasi "cercata, per addebitargliela" (p. 163), nel finale del suo romanzo Santagata, con linguaggio piano e con quella capacità di spiegare con semplicità anche i fatti più complessi che è tipica dei grandi studiosi e dei grandi narratori, mostra un Dante che è riuscito a riconciliarsi, proprio grazie al valore salvifico della poesia, quando è davvero alta e ispirata, anche con il passato e le sue mille delusioni e amarezze.


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Marco Santagata, "Come donna innamorata", Guanda, Parma 2015.

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