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LETTURE/ Péguy, von Balthasar e la fede in "battaglia"

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Purificata dalle prove dolorose inflitte dai suoi molti nemici, è ricondotta alle sue sorgenti essenziali. Passata al vaglio di una dura prova di forza, che l'ha stretta alle corde, può resistere solo se si rinnova sulle sue basi, rendendosi presente come esperienza incarnata e non più solo come retaggio del patrimonio di auguste civiltà del passato. Invece di perdersi, può tornare a essere ancora più limpidamente viva, come segno di speranza per tutti.

Questa prospettiva di giudizio che ribalta la logica del trionfalismo sociologico, restituendo alla persona viva di Cristo una centralità non più riducibile al sogno di una egemonia religiosa decaduta, spazzata via dalla marea montante di una "mondanizzazione" e di una "neutralizzazione" inarrestabili, è avallata da von Balthasar — mi sembra molto interessante sottolinearlo — appoggiandosi alle parole di un altro grande testimone della crisi di trasformazione della fede cristiana nel mondo contemporaneo: cioè di Péguy, uno dei letterati da lui più amati, come stile di pensiero prima ancora che come modelli concreti di vita.

Le pagine conclusive del capitolo di Nuovi punti fermi sono occupate da una lunga citazione (ma si tratta in realtà di parafrasi semplificata, come mi fa notare Pigi Colognesi, a cui sono debitore dell'identificazione precisa della fonte, che von Balthasar trascura di indicare), prelevata da un articolo del poeta-saggista francese apparso nella serie dei Cahiers de la quinzaine, il 24 settembre 1911: Un nouveau théologien. M. Fernand Laudet (si può leggere il testo originale francese, per intero, anche nel vol. III delle Oeuvres en prose complètes di Péguy, a cura di R. Burac, Gallimard 1992).

A questo testo del poeta francese il teologo di Basilea doveva essere particolarmente affezionato. Non è un caso se proprio un frammento di Laudet apre la selezione di prose di Péguy tradotte in lingua tedesca da von Balthasar nel 1952. E da Laudet è ricavata la provocatoria formula ad effetto, che campeggia nel cuore della porzione di taglio storico successivamente riproposta anche in Nuovi punti fermi, adottata nella scelta antologica balthasariana come titolo di alto richiamo simbolico: Wir stehen alle an der front («Noi stiamo tutti al fronte»).

È in fondo trascurabile che, nel riadattamento abbreviato per Martirio e missione, qualcosa della forza comunicativa del Péguy del 1911, che interveniva con fluida veemenza in risposta alle critiche avanzate da un organo di stampa «contro le verità essenziali della nostra fede», avendo preso come spunto il Mistero della carità di Giovanna d'Arco, vada inesorabilmente perduto. Rimane alterata la liricità trascinante del ritmo discorsivo dell'autore primitivo, che procede con la sua caratteristica retorica per accumuli a catena. Diversi dettagli di contorno sono sfumati o lasciati del tutto cadere. Ma la sostanza del ragionamento intrecciato da Péguy è comunque riprodotta nella versione modificata di von Balthasar con fedele aderenza.



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