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EXPO 2015/ Boccaccio, il cibo ci unisce o ci divide?

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Lorenzetti, Allegoria del buon governo (1338-9) (Immagine dal web)  Lorenzetti, Allegoria del buon governo (1338-9) (Immagine dal web)

Questa realtà effettuale è conciliabile con Dio? Certamente, perché esso rimane misterioso nei cieli! Sono la fortuna, l'intelligenza e l'amore le molle che muovono l'agire umano nelle più svariate sfaccettature: una materia multiforme. 

Una novella (V giornata, novella nona) ha come fuoco un pranzo, un desinare, che assume la fisionomia del dramma. Protagonista è Federigo degli Alberighi, un nobile che consuma tutta la sua ingente fortuna per far innamorare di sé monna Giovanna, ricca signora sposata che, secondo il suo costume, non lo degna neppure di una guatatura. Ma la vita va avanti: Federigo si ritira in un podere in campagna con un falcone che è l'unico suo sostentamento; monna Giovanna, rimasta vedova, passa le estati in una villa confinante. Avviene che il figlio della donna, ammalato, ha nelle evoluzioni del falcone l'unico conforto alla sua malattia, lo vorrebbe e chiede alla madre di andare da Federigo per chiederlo. Prima titubante, la donna poi si decide e si reca a pranzo dal vicino, senza svelare il motivo vero della sua venuta. Federigo è felice e insieme disperato perché non ha nulla per onorare la donna, gli resta solo il falcone che viene sacrificato e imbandito a tavola. Un animo nobile, quello di Federigo, capace di sacrificare la cosa a lui più necessaria per amore. Anche per monna Giovanna si tratta di amore, questa volta per il figlio. Due amori diversi che si incontrano in quel desinare fatale: che cosa pensa Monna Giovanna mentre si vede servito quel piatto? Alla gentilezza di Federigo. Che cosa pensa Federigo? Onorare quella donna con la cosa più preziosa che possiede. Lo stesso cibo diviene oggetto di desideri diversi, invece di unire quel desinare porta, in certo modo, a una discordia: Federigo piange disperato perché ciò che doveva essere la dimostrazione suprema del suo amore, diventa di fatto la causa della sofferenza massima per la donna. Monna Giovanna loda al grandezza d'animo di Federigo, ma nel contempo se ne va  tutta malinconosa.

Un convito che invece di essere un convivium, sembra essere il suo contrario: il desinare "divide" i commensali, uno mangia ciò che gli dà vita, l'altra ciò che avrebbe potuto dare la vita al figlio. Sia pure con consapevolezza diversa in definitiva entrambi si ritrovano ad avere compiuto un sacrificio. Possibili allusioni? Il desinare è, può essere, un vero sacrificio, nel suo più profondo significato etimologico?

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