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LETTURE/ Quel 1911 a Parigi e il "segreto" di Anna Achmatova

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Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)  Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)

Parigi avvolta in una nebbia bluastra,
e forse, non visto, Modigliani
nuovamente vagava alle mie spalle.
Ha la triste qualità
di turbare anche i miei sogni
e di molte sciagure essere causa.
Ma a me, alla sua Egiziana…

Cosa suona il vecchio al suo organetto?
L'accompagna il rombo di Parigi,
come il rombo di un mare sotterraneo, –
anche lui dolore a sufficienza,
e vergogna e male ha gustato.

L'"Egiziana" era un soprannome dovuto all'acconciatura propria delle regine e delle danzatrici egizie con cui Modigliani ritraeva Anna; in quel periodo il pittore livornese era affascinato da tutto quel che aveva a che vedere con le forme e i colori dell'Africa, e proprio una collana africana Anna portava quando Modigliani la amò e la ritrasse. Così, nel 1964, la Achmatova si recò in Inghilterra, dove a Oxford fu insignita di una laurea honoris causa, ma, come ricorda Nossik, se solo fosse giunta in quel Paese qualche mese prima, alla grande mostra londinese di Modigliani avrebbe potuto ammirare il disegno Nudo con gatto, esposto per la prima volta, e riconoscervi se stessa, bellissima, giovanissima, snella e perfetta, con quella stessa collana africana con cui (come ricorda la poetessa nel breve saggio da lei dedicato al pittore livornese) lui amava ritrarla, sostenendo che "i gioielli devono essere selvaggi".

Naturalmente, nel saggio su Modigliani, destinato alla stampa, Anna non ammise mai che, oltre alla collana africana, durante quelle sedute non aveva niente addosso. E, tuttavia, da Parigi la Achmatova ritornò con sedici disegni di Amedeo: e se la donna cercò di nascondere a tutti i costi al marito quanto era accaduto in Francia (distruggendo tutte le tracce e tutti i regali), tuttavia conservò una cuffietta di fine merletto e i disegni, i nudi per cui aveva posato nello studio di Modigliani. Tali disegni sono come indizi compromettenti che, in una lirica, vengono trasfigurati in garofani, colorati e vistosi, e pertanto assai difficili da nascondere:

E senza alzare gli occhi
M'ha dato tre garofani.
Oh, cari indizi,
dove potò celarvi?

Eppure, quei disegni non furono mai ritrovati. La poetessa sostenne sempre che andarono perduti; in realtà, come ricostruisce Nossik, non era proprio possibile mostrarli pubblicamente, men che meno appenderli, come Amedeo le aveva chiesto, incorniciati nella sua camera sopra il suo letto: di quei disegni, forse, se ne salvò soltanto uno, il più decente. Anch'esso venne nascosto da qualche parte, e ricomparve probabilmente molti anni dopo, quando, come ricostruisce Nossik (p. 157), Anna aveva dovuto una volta recarsi, con uno dei suoi giovani accompagnatori (Anatolij Najman), da un notaio per fare testamento; poi, uscita dallo studio, per strada, si era rivolta con angoscia al suo accompagnatore: "Di quale eredità si può parlare? Mettersi sotto braccio il disegno di Modì e andarsene". 

Di una vita lunga, piena di trionfi poetici, di matrimoni, di avventure intellettuali e non solo, era rimasto solo il disegno dello scapigliato toscano, pegno di un amore di gioventù. La poetessa, memore del passato parigino, si impegnò anche nella scrittura — benché la prosa le fosse poco congeniale — di un  saggio su Amedeo e sulla sua concezione dell'arte e della vita.



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