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LETTURE/ Quel 1911 a Parigi e il "segreto" di Anna Achmatova

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Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)  Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)

Il Modigliani ricordato da Anna è quello che precede l'esplosione di quella creatività che diede origine alla produzione più celebre del livornese, quella che gli guadagnerà fama imperitura. È infatti solo nel 1914 Max Jacob presentò Modigliani a Paul Guillaume, mercante di quadri e critico d'arte ancora giovanissimo, ma già noto, considerato lo scopritore di Modigliani, Soutine e Derain. A questo periodo risale anche l'incontro con una nuova donna, di nome Beatrice, bella, ricca ed eccentrica, e contro di lei, molto molto tempo dopo, Anna (chi l'ha detto che gli anni stemperano le passioni e donano pacatezza?) si scaglierà ferocemente, ancora gelosa dopo quarant'anni (e incurante soprattutto del fatto che Beatrice fosse morta). 

In generale, però, il saggio di Anna Achmatova è lontano dal tono scabro, drammatico, e nulla concede all'idealizzazione e alla dolcezza del sentimento proprio del volume biografico scritto dalla figlia. Intitolato eloquentemente Modigliani senza leggenda (Vallecchi, Firenze 1977), l'ormai rarissimo volume ripercorre dettagliatamente, e senza nessuna concessione a una visione idillica e autoconsolatoria della vita, la china discesa da Amedeo, e la sua vita funestata dalla dipendenza non solo dall'alcool, ma anche dall'hashish. Anna Achmatova, invece, di Modigliani ricorda sì la povertà, ma anche l'amore per la poesia, i pomeriggi passati recitando e leggendo versi; in generale, come afferma Nossik, Anna ricordava assai poco di quei lontani avvenimenti, e, per giunta, quel poco nemmeno si prestava a essere reso pubblico. 

Un giorno, al poeta Michail Dudin, durante un lungo viaggio in treno Anna disse: "Noi poeti siamo persone nude, di noi si vede tutto, perciò dobbiamo preoccuparci di avere un aspetto decente". E forse, riflette l'autore, fu proprio tale scrupolo per la "decenza" a rovinare il saggio su Modigliani, che parla per allusioni, senza poter dire nulla di quanto fu sostanziale per loro e fra loro, ma solo accennando al loro innamoramento. Modigliani conoscerà soltanto nel 1916 Leopold Zborowski, poeta, esteta e collezionista che proveniva da una ricca famiglia polacca, una delle figure determinanti per la sua vita e per la sua carriera d'artista. E sarà proprio durante quel periodo di lavoro matto e forsennato che Modigliani ritrarrà Diego Rivera, Jacques Cocteau, Moise Kisling, Jacques Lipchitz e sua moglie Berthe; e realizzerà numerosissimi ritratti, di venditrici, cameriere, bambini, musicisti, pittori, innumerevoli ritratti di donne (AntoniaMadame PompadourLa fantescaZingaracon bambino). 

E probabile che proprio in questa fase nasca il vero ritrattista Modigliani — in ogni caso quello che oggi è meglio conosciuto. In questa fase cresce anche la sua notorietà, benché l'indipendenza economica sia ancora lontana. Ma l'incontro con Anna non sarà senza frutti nemmeno per Amedeo: è forse grazie ai mesi passati con la poetessa russa, infatti, che l'artista inizia a maturare un suo stile autonomo e preciso, e una propria concezione artistica peculiare. 



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