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LETTURE/ Quel 1911 a Parigi e il "segreto" di Anna Achmatova

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Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)  Anna Andreevna Achmatova (1989-1966) (Immagine dal web)

Nel marzo del 1912 Anna Achmatova, allora ventitreenne, pubblicò la sua prima raccolta di versi, Sera. Ne scrissero e parlarono molto alcuni poeti, Valerij Brjusov e Sergej Gorodeckij, e i lettori la accolsero con entusiasmo: infatti la prima tiratura (trecento copie) andò subito esaurita, e, dopo poco tempo anche il secondo libro della poetessa, Rosario (Cetki), pubblicato in una prima tiratura notevole per quei tempi (mille copie), che la rese celebre in tutta la Russia, ebbe molte riedizioni. 

Giovane, bella, sposata con un marito adorante, a sua volta poeta, Nikolaj Gumilëv (nessun libro del quale aveva però mai suscitato tanto scalpore), la Achmatova era destinata a diventare, ancora vivente, un monumento delle lettere russe: ben presto, iniziò a pullulare un'orda di giovani poetesse entusiaste, o meglio, di giovani donne infatuate della poesia, che imitavano i suoi ritmi, le sue parole, le sue rime. I loro versi sembravano una parodia dello stile di Anna, e questo, in un certo senso, era al contempo la riprova del successo e lo scotto da pagare alla gloria: persino Nabokov in Pnin proporrà una parodia dei versi di un'epigona emigrata all'estero. 

Per le donne russe della sua generazione la Achmatova era un mito, non solo poetico: sostenevano che aveva liberato le donne, insegnando loro ad esprimere i propri sentimenti. Insofferente a questa pletora di imitatrici, per lo più scadenti, la poetessa scrisse addirittura un Epigramma la cui conclusione così suonava: "Io ho insegnato alle donne a parlare…/ mio Dio, ma come obbligarle a tacere?". 

Ma nessuno poteva sapere, all'epoca, che nell'anno che aveva preceduto la pubblicazione della sua prima raccolta poetica, Anna aveva vissuto una breve e bruciante passione parigina con un giovane pittore livornese trapiantato in Francia, Amedeo Modigliani. La loro storia d'amore, restata segreta per decenni, viene ricostruita da Boris Nossik in Anna e Amedeo, saggio datato 1997 e la cui ultima edizione russa risale al 2005, e che, finalmente, ora è possibile leggere anche in italiano. Fatto salvo il breve cuore del volume, dedicato ai mesi del loro amore nel 1911, i capitoli ripercorrono in parallelo le esistenze di Anna e Amedeo, condotte separatamente dopo la parentesi passionale, lei divenuta un monumento vivente della poesia russa, lui morto giovane, nel pieno della creatività, e diventato preso una leggenda.

Nella sua piena maturità artistica, Anna Achmatova ripensò con una certa irritazione frammista ad orgoglio agli anni della sua giovinezza, anagrafica e poetica, e alla magica popolarità che aveva subito raggiunto. La grande poetessa ricordava il suo debutto letterario quasi minimizzando: "Quei poveri versi di una superficialissima ragazzina", scriveva, a distanza di quasi mezzo secolo, "chissà perché si ristampano per la tredicesima volta". Eppure, la memoria, poetica e non solo, di quell'incontro accompagnò Anna per tutta la vita, non solo nelle poesie scritte a ridosso dei mesi parigini. Ancora a fine 1940 la poetessa, ormai cinquantenne, iniziò, infatti, a lavorare al grande e complesso Poema senza eroe, che scrisse fino alla morte; e in una delle varianti si parlava di Amedeo, per lei evidentemente una presenza indimenticabile, indelebile, nonostante, o forse proprio a causa dei molti amori, tumultuosi, mai tranquilli, men che meno felici (come amava dire, Anna era "fedelissima amica di mariti altrui e di molti vedova inconsolabile"). 



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