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LETTURE/ "Pianeta tossico", il nostro futuro si decide in Medio oriente

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Affermazione semplice all'apparenza ma che ha invece il coraggio di aprire a scenari di grande complessità. I Paesi in questione, infatti, sono l'Iran, baluardo sciita, con una civiltà millenaria e l'Arabia Saudita, indiscusso leader della galassia sunnita: due paesi "pivotali" dell'area, voci delle due diverse anime dell'islam e due attori capaci di captare le dinamiche del confronto epocale che da secoli divide il popolo arabo. Sarà questo "lo scontro finale in Medio Oriente", uno scontro che è non solo destinato a disegnare la traiettoria delle dinamiche nell'area ma, in più ampia prospettiva, nell'intero sistema internazionale. 

Non è un caso se l'Iran, che oramai da molti anni sta perseguendo l'opzione nucleare, ha recentemente deciso, grazie anche alla nuova presidenza di Rohani, di addivenire a più miti consigli e non è neppure un caso se gli Stati Uniti, che hanno fatto della lotta all'asse del male (di cui l'Iran è sempre stato considerato l'attore protagonista) il baluardo della propria politica estera, si trovano oggi a voler intavolare un dialogo con Teheran, sempre più utile per contenere i vari gruppi dell'islamismo radicale sunnita in Siria, Libano e soprattutto in Iraq. Potrebbe essere l'inizio di un rovesciamento di prospettiva in cui l'Iran potrebbe tornare presto nel novero degli attori internazionali legittimi e riconosciuti, mentre la potenza saudita, storicamente più vicina agli Usa, maggiormente svincolata da questa posizione e propensa a nuove alleanze all'interno degli equilibri regionali che via via si struttureranno all'interno di questo processo di scomposizione e ricomposizione delle frontiere del Medio Oriente. 

E' questa una delle opzioni prese in considerazione dall'autore, che trova nella trattazione importanti approfondimenti e spunti di riflessione, sia in ottica di possibili rivolgimenti futuri sia con uno sguardo al passato, con la riproposizione del saggio del 2005 dal titolo Oltre l'Iraq. Sono passati 10 anni da allora e il sistema è profondamente mutato anche in conseguenza del moltiplicarsi delle minacce asimmetriche, eppure, come ben si evince dall'analisi, oggi come allora lo scenario iracheno continua ad essere il teatro in cui si gioca il futuro degli equilibri di tutto il Medio Oriente e, in più ampia prospettiva, di tutto il pianeta. E' attorno all'Iraq, infatti, che si snodano i principali interessi dei player regionali, dalla Turchia alla potenza nucleare iraniana. Qui — come riportato chiaramente nel testo — si trovano i principali "hub di addestramento ed esportazione dei combattenti in altri teatri di guerra" e sempre qui le infiltrazioni terroristiche hanno edificato le proprie roccaforti per contendersi il controllo del territorio. In quest'ottica leggere con la consapevolezza di oggi il testo del 2005, lungi dall'essere un mero esercizio accademico, diventa una rara occasione non solo per comprendere meglio il presente ma — riprendendo di nuovo le parole dell'autore — "per scongiurare un pericolo futuro".  



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