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ENCICLICA LAUDATO SI'/ Senza la bellezza dell'uomo si può capire e amare il mondo?

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

In quest'ottica, un'ecologia integrale può essere perseguita solo sulla base di un'antropologia adeguata («Non ci sarà paradossalmente una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo», n. 118), cioè un'antropologia che esca dalla trappola dell'«antropocentrismo moderno». Per quest'ultimo, infatti, la conclamata centralità dell'uomo — inteso come un essere «autonomo dalla realtà» e quindi come il «dominatore assoluto» di essa (n. 117) — finisce per imporre sul mondo un «paradigma tecnocratico» sempre più globalizzato e omologante, in cui si pensa che i problemi del mondo possano essere compiutamente risolti attraverso un loro dominio tecnologico. Ma quest'ultimo alla fine si rivela uno strumento a disposizione del mercato, lì dove l'economia stessa viene fatta ostaggio della potenza anonima della finanza mondiale. 

Francesco più volte invita a resistere a questa mentalità, ma non certo in nome di un deprezzamento della grandiosa utilità della tecnica rispetto alla vita degli uomini e della società, ma contestando fortemente la sua pretesa di risolvere, o addirittura rendere superflua, ogni domanda sul senso e sul valore di ciò che si è e che si possiede. Insomma la realtà ci urge con dei problemi che il paradigma tecnocratico-finanziario non è capace di risolvere, e molte volte semplicemente ci impedisce di vedere. 

E d'altra parte l'alternativa all'antropocentrismo tecnocratico non sta in un mero «biocentrismo», perché «non si può esigere da parte dell'essere umano un impegno verso il mondo, se non si riconosce e non si valorizzano al tempo stesso le sue peculiari capacità di conoscenza, volontà, libertà e responsabilità» (n. 118). Torna alla mente il formidabile passaggio di Benedetto XVI nel discorso del 2011 al Bundestag di Berlino, ripreso anche in questa Enciclica (n. 155), secondo cui insieme all'ecologia del nostro ambiente naturale e sociale «esiste anche un'ecologia dell'uomo. Anche l'uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L'uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L'uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana».

Ma l'Enciclica non è solo un grido d'allarme, anzi è soprattutto un invito a riconoscere quella possibilità, sempre presente, di fare spazio al gratuito dentro il consumo, al rispetto dentro lo sfruttamento, a una possibile "trascendenza" dentro l'orizzonte dell'immanenza. E questo vale per tutti, non solo per i cristiani, perché è il piano stesso dell'immanenza a mostrare — attraverso le ferite di una natura deturpata e di un'umanità spesso ridotta a "scarto" inutilizzabile — il bisogno, starei per dire il grido di un senso irriducibile: di una trascendenza, appunto.

Questo fa sì che il richiamo alla creazione del mondo, propria del pensiero ebraico-cristiano, ma condiviso anche da altre religioni, non risulti una semplice narrazione mitico-simbolica o un'elaborazione utopica delle problematiche di un ambiente naturale sfruttato e violato, ma un'ipotesi più ragionevole di conoscenza, offerta alla verifica concreta di tutti. 



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