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ENCICLICA LAUDATO SI'/ Senza la bellezza dell'uomo si può capire e amare il mondo?

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Anche di coloro che «rifiutano con forza l'idea di un Creatore, o la ritengono irrilevante, al punto da relegare nell'ambito dell'irrazionale la ricchezza che le religioni possono offrire per un'ecologia integrale e per il pieno sviluppo del genere umano» (n. 62). Da questo punto di vista l'esperienza religiosa e quella scientifica si giocano la partita insieme, in un dialogo teso ma reciprocamente efficace, perché la posta in gioco è trovare quello che può farci meglio capire — e amare — il bisogno che emerge dal mondo naturale e umano in noi e attorno a noi. O, come dice l'Enciclica, ciò che può farci «riconoscere il messaggio che la natura porta inscritto nelle sue stesse strutture» (n. 117).

Il nesso tra scompensi climatico-ecologici e povertà del mondo emerge a questo proposito nel suo pieno, integrale significato. E anche qui il piano non è appena sociologico o etico, ma riguarda la capacità di riconoscere il senso di ciò che c'è al mondo, per il fatto stesso che c'è: «Quando non si riconosce nella realtà stessa l'importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità — per fare solo alcuni esempi —, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa. Tutto è connesso» (n. 117). 

Molti (i più) hanno salutato questa Enciclica come l'inaspettata conversione ecologica della più importante autorità morale del mondo contemporaneo; alcuni hanno invece visto in essa una resa pericolosa della Chiesa al pensiero pagano dominante. Ma è un'alternativa falsata, che non fa capire quello che è in gioco qui. A me sembra che sia in gioco semplicemente «lo sguardo di Gesù», il modo in cui Lui vede la natura e condivide le ferite e il bisogno di essere e di bellezza di tutti i poveri della terra.

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