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LETTURE/ Majakovskij, così la Rivoluzione inganna (e uccide) la nostra vita

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Vladimir Majakovskij (1893-1930) (Immagine dal web)  Vladimir Majakovskij (1893-1930) (Immagine dal web)

Tutta la fame, l'esuberante potenza vitale ed espressiva di Majakovskij hanno avuto, si può dire, un solo grande obiettivo e una sola grande speranza: il cambiamento. Che il mondo cambiasse, che l'uomo cambiasse, e le cose, e lui stesso — in un grandioso cammino verso la felicità e la pienezza. Per questo più di ogni cosa Majakovskij ha odiato la scontatezza, il vivere "senza febbre": «Quel vivere in cui niente cambia, che si manifesta oggi come il nostro peggior nemico e che fa di noi dei filistei». 

Anche per questo, il 14 aprile del 1930, Majakovskij si è sparato un colpo di pistola al cuore. La Rivoluzione non bastava, non poteva bastare. Nel biglietto di addio, una frase è fulminante: «La barca dell'amore si è spezzata contro il quotidiano». Ecco, forse, indica Majakovskij non solo con la sua opera ma anche con la sua fine, il dramma grande della vita di ognuno: che il grande amore si realizzi e viva, diventi storia, che non si spezzi contro il vivere. Ecco, sembra dire Majakovskij: la vita stessa ha la forma di questa domanda.  



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