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ENCICLICA LAUDATO SI'/ Migranti, non saranno i muri (o l leggi) a toglierci la paura

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La seconda paura si può definire etno-identitaria. Il dibattito di questi ultimi giorni ha riportato alla ribalta la parola identità. In molti hanno ripreso a chiedersi se questa ondata massiccia di immigrati farà perdere l’identità alla nostra nazione ed anche all’Europa. Papa Francesco affronta questo tema nell’Enciclica al n. 46 affermando che “Tra le componenti sociali del cambiamento globale” si deve includere tra gli altri anche “la perdita di identità”, evidenziando come “Alcuni di questi segni (di cambiamento) sono allo stesso tempo sintomi di un vero degrado sociale, di una silenziosa rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale”. E il suo dire si fa più stringente quando afferma al n. 143 che vi sono, oltre al patrimonio naturale, altri patrimoni minacciati, quali quello storico, artistico e culturale. Torna quindi sul tema dell’identità e dice che questo patrimonio “è parte dell’identità comune di un luogo e base per costruire una città abitabile. (...) Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale”.

In queste affermazioni vi è una indicazione anche per il delicato momento che Italia e Europa stanno vivendo a causa di un confronto “in casa” e non più “fuori casa”, come finora era avvenuto. I popoli europei da molti secoli non vivono l’esperienza dell’immigrazione sul proprio territorio. Hanno vissuto massicciamente quella dell’emigrazione, ma da tempo immemorabile non fanno l’esperienza dell’accoglienza a casa propria. Si sentono quindi minacciati nella propria identità. Ma qual è questa identità? Dopo aver definitivamente rinunciato ad accettare l’evidenza che quella cristiana poteva essere il collante in grado di unire tanti popoli così divisi e così diversi, si sono rifugiati nel laicismo e nel relativismo. I fatti di Parigi dell’inizio dell’anno hanno cominciato a mettere in crisi anche questa pretesa di leggere tutto con il trinomio liberté, egalité, fraternité. E, dunque, quale identità va affermata o difesa? Il Papa offre un chiave di lettura che può aiutare anche il Vecchio Continente a ripensare alla suo passato e al suo futuro, a partire dal bene prezioso dell’ambiente.

Dopo aver richiamato la necessità di avere cura delle ricchezze culturali dell’umanità, chiede in nome proprio dell’ecologia di “prestare attenzione alle culture locali nel momento in cui si analizzano questioni legate all’ambiente”. E prosegue: “È la cultura non solo intesa come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo, che non si può escludere nel momento in cui si ripensa la relazione dell’essere umano con l’ambiente”.

Al n. 144 passa ad analizzare con realismo e crudezza quella visione consumistica dell’essere umano “favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata”, che tende “a rendere omogenee le culture e a indebolire l’immensa varietà culturale”. Afferma, senza mezzi termini, che la complessità delle problematiche locali, che richiedono la partecipazione attiva degli abitanti, non possono essere risolte “mediante normative uniformi o con interventi tecnici”



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COMMENTI
29/06/2015 - Molto interessante (Roberto Graziotto)

Anche letto dalla Germania l'articolo è molto interessante. Il papa e anche l'enciclica godono normalmente da noi di un'accoglienza positiva, anche se per esempio né è stata criticata l'attacco intransigente della società del liberalismo consumista. L'articolo è un servizio a comprendere il cuore dell'enciclica del papa: l'opzione preferenziale per i poveri a partire dalla riflessione ecologica sul "casa comune". È un idea geniale, quella del papa, perché usa dello strumento di un dialogo trasversale su un tema che ha un certo consenso, almeno a livello teorico, per mettere al centro della questione il problema più urgente di una nuova evangelizzazione realmente convincente: quello appunto dell'opzione preferenziale per i poveri anche come "decrescita" dei ricchi. Questo è il cuore del cristianesimo: che è discesa di Dio nel mondo e non una platonica "ascesa" ad un'idea. Grazie.