BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ENCICLICA LAUDATO SI'/ Migranti, non saranno i muri (o l leggi) a toglierci la paura

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

La terza paura si può chiamare economica-sociale. Comincia a diffondersi la convinzione che tutti questi immigrati non solo portano via il poco lavoro che c’è, ma che per dar loro da mangiare bisognerà diminuire, ben più di quanto la crisi ha finora chiesto, il nostro tenore di vita. Ciò non esclude la grande testimonianza di solidarietà e accoglienza che italiani e europei stanno continuando a dare in questi giorni (si vedano i casi di Ventimiglia e delle stazioni di Roma e Milano). Ma tutto ciò è ben diverso dal dover significativamente abbassare il livello di benessere raggiunto per consentire di dividerne una parte con tutti quelli che arrivano.

Sempre nell’Enciclica al n. 193 si dice: “In ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi”. Questo giudizio del Papa getta una luce nuova sul nostro stesso concetto di sviluppo. Finora ne abbiamo accettato, nostro malgrado, un rallentamento temporaneo, in vista di una ripresa che speriamo giunga presto. L’Enciclica apre ad una ipotesi diversa e utilizza per la prima volta la parola “decrescita”: “Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti. Diceva Benedetto XVI che «è necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti caratterizzati dalla sobrietà, diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso».

Questo invito dell’Enciclica è un giudizio molto preciso sul tipo di società che abbiamo costruito o ereditato, e deve essere un punto da cui partire, soprattutto per comprendere le ragioni dei fratelli migranti. Richiede l’accettazione di una condivisione dello sviluppo globale fondato non più solo sul tempo necessario per chi è indietro di raggiungere chi è più avanti. Chiede, piuttosto, a chi è più avanti di frenare, se non di tornare indietro, per attendere coloro che, certamente non per propria colpa, non possono godere dello sviluppo che per altri è un dato acquisito. Non ci viene chiesto appena la responsabilità di saper vivere la carità senza se e senza ma, ma anche l’impegno a formare una corretta coscienza cristiana che sia libera dai condizionamenti del mondo e strettamente legata al giudizio della Chiesa e del Papa. Solo uno sguardo che butti non solo il cuore, ma anche la mente oltre l’ostacolo, può consentirci tutti insieme di vivere questa dolorosa vicenda dell’emigrazione, come una nuova e provocante possibilità.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
29/06/2015 - Molto interessante (Roberto Graziotto)

Anche letto dalla Germania l'articolo è molto interessante. Il papa e anche l'enciclica godono normalmente da noi di un'accoglienza positiva, anche se per esempio né è stata criticata l'attacco intransigente della società del liberalismo consumista. L'articolo è un servizio a comprendere il cuore dell'enciclica del papa: l'opzione preferenziale per i poveri a partire dalla riflessione ecologica sul "casa comune". È un idea geniale, quella del papa, perché usa dello strumento di un dialogo trasversale su un tema che ha un certo consenso, almeno a livello teorico, per mettere al centro della questione il problema più urgente di una nuova evangelizzazione realmente convincente: quello appunto dell'opzione preferenziale per i poveri anche come "decrescita" dei ricchi. Questo è il cuore del cristianesimo: che è discesa di Dio nel mondo e non una platonica "ascesa" ad un'idea. Grazie.