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LETTURE/ La Passione di Cristo e il compito ecumenico di cattolici e ortodossi

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Papa Francesco con Bartolomeo I (Immagine dal web)  Papa Francesco con Bartolomeo I (Immagine dal web)

Tra l'anno solare di 365 giorni e quello basato sui dodici mesi lunari (di circa 354 giorni), vi è dunque una discrepanza di 11 giorni. Se quindi la Pasqua dei cristiani si colloca in relazione cronologica con la Pasqua ebraica, che ha quale data prescritta il 14 del mese di Nisan, ovvero il giorno del primo plenilunio di primavera (perché il primo giorno di questo mese coincide con la luna nuova, e il 14esimo giorno del ciclo lunare corrisponde alla luna piena), si tratta innanzitutto di stabilire — ogni anno — a quale mese e giorno del calendario solare questa data corrisponda. Calcolo non facile, dal momento che la differenza tra il ciclo lunare e l'anno solare fa sì che il primo plenilunio di primavera possa cadere tra il 21 marzo e il 18 aprile.

Ma questo primo criterio — che corrisponde sostanzialmente a quello seguito per calcolare la data di Pesach, ovvero la Pasqua ebraica — non basta da solo a rispondere alla domanda di partenza. La Pasqua ebraica, infatti, non è legata a un preciso giorno della settimana, mentre quella cristiana cade sempre in domenica. Anche questo aspetto, però, è frutto di un'evoluzione storica: i primi cristiani, infatti, celebrarono innanzitutto la "Pasqua settimanale", ovvero il giorno commemorativo della resurrezione di Cristo, in quello che per i romani era il "dies solis" (o "giorno del sole": un nome rimasto nella tradizione anglosassone che indica la domenica come Sunday in inglese e Sonntag in tedesco), divenuto per i credenti la "dominica dies", ovvero il "giorno del Signore", la nostra "domenica"; solo più tardi (e gli studiosi non sanno con certezza dire quando) si volle stabilire una data annuale in cui — senza smettere di celebrare la "Pasqua settimanale" ogni domenica — si commemorasse più intensamente (e con un evidente richiamo storico, radicato soprattutto nella memoria della Chiesa di Gerusalemme, nonostante tutte le sue tragiche vicende) il mistero della morte e resurrezione di Gesù. 

Ma ciò avvenne secondo due diverse modalità: sappiamo infatti che, nel II secolo d.C., le comunità cristiane dell'Asia Minore celebravano la Pasqua proprio il 14 Nisan, rifacendosi alla cronologia del vangelo di Giovanni, secondo il quale Gesù fu ucciso (cf. Gv 19,14) mentre venivano immolati gli agnelli che sarebbero stati consumati nella cena pasquale; e tale celebrazione, in cui veniva sottolineato soprattutto l'aspetto "sacrificale" della morte di Cristo, considerato il vero agnello pasquale, aveva luogo qualunque fosse il giorno della settimana in cui cadeva il 14 Nisan. Le chiese di Alessandria e Roma — seguite da molte altre chiese occidentali e orientali — celebravano invece la Pasqua sempre e solo in giorno di domenica, richiamandosi allo specifico del giorno "primo dopo il sabato" in cui avvenne la resurrezione del Signore. 



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