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LETTURE/ La Passione di Cristo e il compito ecumenico di cattolici e ortodossi

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Papa Francesco con Bartolomeo I (Immagine dal web)  Papa Francesco con Bartolomeo I (Immagine dal web)

Le consultazioni iniziate nel 1966 da Paolo VI, come ha recentemente ricordato la riproposizione su L'Osservatore Romano del 14 giugno di un articolo del compianto Vittorio Peri, non furono del tutto infruttuose: tra le Chiese ortodosse vi furono colloqui e iniziative che portarono nel 1982 all'elaborazione di un possibile piano di riforma dei calendari giuliano e gregoriano (esso stesso bisognoso di una correzione poiché dal 1582 ha accumulato una discrepanza rispetto al tempo astronomico), che tuttavia non venne approvato nella II Conferenza Panortodossa per ragioni pastorali, per il timore di causare sconcerto tra i fedeli.

La riproposizione della questione da parte di Papa Francesco segna in ogni caso un nuovo passo nella sempre più urgente manifestazione della centralità –— sempre più avvertita anche per le circostanze drammatiche che quotidianamente ci vengono documentate — del cammino ecumenico, che si fa imprescindibile e che, come ha affermato il Pontefice ai sacerdoti, non è "un compito in più" per gli uomini di Chiesa, ma un "mandato d'amore" affidato da Gesù ai cristiani prima della sua Passione. Proprio perché hanno questa origine, il comandamento e la preghiera per l'unità non si risolvono nella costruzione da parte nostra di una unità da "assemblare" quasi fosse un puzzle interminabile e complesso, quanto piuttosto consistono nel riconoscimento di una unità che già ora viene posta da Cristo e documentata attraverso la testimonianza di coloro che ora, sulla terra, sono i suoi più fedeli imitatori, i suoi alter ego: i martiri. Questi martiri affermano fin d'ora l'unità dei cristiani, perché unica è la loro morte e unico è il loro sangue versato per testimoniare l'unico Cristo Signore. Una simile realtà — quella della vita spesa a immagine della Passione di Gesù — dovrebbe spingerci a rivedere tutte le obiezioni alla testimonianza comune, riconoscendo come esse siano, in ultima analisi, frutto del nostro peccato, che assume sempre la forma della tentazione a costruire un'immagine di Chiesa alternativa a quella che Cristo rende continuamente Sua Sposa, Egli che è ogni giorno presente tra i Suoi "fino alla fine del mondo". 

Non si tratta, dunque, semplicemente di una novità o di un tema che per qualche giorno può suscitare l'interesse e la curiosità dei media. È un'altra invocazione, da parte di papa Francesco, a renderci conto della serietà del tempo presente, un richiamo a riconoscere nella situazione difficile di oggi non un motivo di rassegnazione o di rabbia, ma piuttosto l'occasione opportuna, il kairòs attraverso cui Cristo purifica e rinnova la Sua Chiesa. 

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