BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Da Pompei a Londra, il "grido" dell'uomo ridotto a oggetto da museo

Pubblicazione:

Foto di A. Monaco, da campaniasuweb.it  Foto di A. Monaco, da campaniasuweb.it

L'infinito scompare e ciò che viene esaltato, paradossalmente, è la finita e anonima mortalità dei suoi resti. La musealizzazione dei resti di un individuo stacca l'individuo stesso dal filo amniotico che lo lega al mistero eterno dell'esistente e lo mummifica nella sua pura indifferenziata corporalità. 

Sono almeno tre secoli che materialisticamente, scientificamente, vengono esibiti corpi umani senza rivendicare, senza esaltare l'unicità che quei resti hanno avuto nell'atto del loro essere persona; anzi al contrario vengono esaltati — musealizzati, messi sotto vetrina — proprio perché smettono di essere persona e diventano corpi anonimi da studiare biologicamente, antropologicamente, sociologicamente. I calchi pompeiani, le varie mummie disseminate nelle collezioni egittologiche universitarie, i vari scheletri o organi vitali esibiti nei musei o dipartimenti di biologia o di anatomia, rivendicano orgogliosamente che l'uomo è da esaltare nel suo aspetto mortale e soprattutto privato di quell'identità unica e irripetibile che lo ha fatto persona.

Il cristianesimo è stato ed è il contrario: ha esibito da secoli le salme o le reliquie dei santi, ma questa esibizione e questa adorazione erano inserite in una visione complessiva del tragitto e della mortalità umana che consegnava e consegna a quel corpo muto, fermo nella teca di una chiesa, di un altare, di una catacomba, di un cimitero di campagna, un suo profondo rispettoso significato: ciascun uomo, dai profeti all'ultimo contadino, ha una profonda insondabile missione in seno all'eterno. Il più umile dei barboni ha una storia più infinita e potente del cranio che preserva il suo cerebro. Per questo, ogni volta che un'ideologia, una dottrina, una scienza, una pratica museologica, nega alla persona (e ai suoi resti) di essere quel singhiozzo d'eterno che la rende imperitura, il cristianesimo sarà sempre lì a consegnare, a quella stessa persona, un destino più rispettoso della sua vita e della sua morte.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.