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LETTURE/ La "nostalgia" di Dio e la morte di Pan

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E' soprattutto il pensiero platonico a raccogliere la demonologia mitica e popolare. Socrate sa di avere un daimon personale, che lo custodisce e lo distoglie da azioni e parole errate o pericolose: "quella mia voce profetica, quella del démone, per tutto il tempo passato io la sentivo continuamente e ad ogni occasione; e sempre mi si opponeva, anche in circostanze di poco conto, se solo ero sul punto di fare qualche cosa che non andasse bene". Tanto è importante la compagnia del démone, che il suo silenzio nel processo e nella condanna diviene segno che ciò che è avvenuto è un bene per lui: "non è possibile che il consueto avvertimento non si opponesse se ciò che stava per avvenire non fosse stato un bene". 

A conclusione del mito di Er che chiude la Repubblica, nella pianura degli inferi in cui si radunano le anime dopo che hanno scelto la loro vita futura, ciascuna di esse viene affidata ad un démone"ad ognuna ella (la Moira) dava il demone prescelto come compagno, perché le fosse guardiano durante la vita e si adempisse il destino da lei scelto". Ma è soprattutto nel Simposio che la concezione dei démoni è espressa con più chiarezza. Amore non è un dio, ma un démone: "sta di mezzo fra il dio e il mortale". Compito di ogni démone è "di interpretare e trasmettere agli dèi qualunque cosa degli uomini e agli uomini qualunque cosa degli dèi: le preghiere e i sacrifici, e i voleri e i premi"In quanto essere intermedio, Amore partecipa del bisogno degli uomini e della capacità degli dèi: solo così è in grado di elevare l'anima bisognosa di bellezza fino al Bello in sé.

Sarà un seguace del platonismo della prima età imperiale, Plutarco, a spiegarsi la decadenza degli oracoli pagani, in particolare quello di Delfi di cui era custode, come dovuta alla morte dei daimones, interpreti degli dèi nei santuari e presenti sulla terra come divinità minori, tanto da partecipare della mortalità degli uomini. In un episodio dallo straordinario fascino racconta che durante un viaggio in mare il pilota era stato chiamato da una misteriosa voce: "Annuncia che Pan, il grande, è morto". Il pilota attende che vi sia calma di mare e di vento e poi lancia il suo annuncio, che provoca un lamento in tutta la natura intorno. 

L'episodio, ambientato durante l'impero di Tiberio, l'epoca della morte di Cristo, ha suscitato in ogni tempo una varietà di interpretazioni: il lamento per la fine del paganesimo, la sconfitta dei démoni da parte di Cristo, la morte di Cristo Buon Pastore come Pan è il dio/démone dei pastori, fino allo sdegnato rifiuto di D'Annunzio. Ma qui interessa il permanere del desiderio, anche doloroso e nostalgico, di un dio compagno e presente, proprio nel tempo in cui Dio si è fatto compagno e presente. 



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