BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ La libertà religiosa? Non dipende dal potere, parola di Agostino

Pubblicazione:

Alessandro Magno (Immagine dal web)  Alessandro Magno (Immagine dal web)

Ecco perché l'una civitas esercita con legittimità quella stessa libertà senza attendere il riconoscimento legittimante dell'altra. Anzi, ogni azione volta alla delegittimazione dell'una comporta, a-fortiori, la delegittimazione dell'altra. Lo stesso appello della verità perviene, ora, alla coscienza attraverso la relazione dinamica tra i due poli dell'amore: lo spazio proprio della coscienza trova nell'ordo amoris l'opportunità giuridica di essere toccato — per via d'esperienza storica — dalla stessa paternità di Dio (grazia), Dio conscientiae testis

Proprio così — e parafrasando con Agostino il dire di Pasolini — il "bisogno di soldati e inoltre di santi e artisti" è sottratto al presidio delle "società repressive" e ordinato al senso duale dell'amor nell'ambito del duplice regime giuridico delle rispettive civitates. Agostino si segnala così come il perfetto "laicizzatore" del nostro dibattito sul diritto alla libertà religiosa richiamata dall'autorevole documento conciliare. Volere o meno la libertà è opzione di senso solo all'interno di questo regime di pensiero (e di coscienza) dove la misura della realtà, demandata alla verità, si ritrova ora sottomessa al regime duale dell'amore, non più sotto quello dell'ideologia dominante o del potere economico-politico vigente. 

De-clericalizzazione del religioso, dunque, nello spazio libero della "coscienza" dei rispettivi "cittadini" e nell'ambito dei rispettivi ordinamenti. Così, proprio la ragione diventa il lavoro della libertà nel suo movimento all'interno dell'unità duale dell'ordo amoris. È l'eloquente conclusione a cui approda il dialogo critico di Agostino, questa volta non coi pagani ma con l'irreprensibilità etica di monaci cristiani in odore di eresia pelagiana: «Infatti anche il libero arbitrio non vale che a peccare, se rimane nascosta la via della verità (si lateat veritatis via). E quando comincia a non rimanere più nascosto ciò che si deve fare e dove si deve tendere, anche allora, se tutto ciò non arriva altresì a dilettare e a farsi amare (nisi etiam delectet et ametur), non si agisce, non si intraprende, non si vive bene (non bene vivitur)» (De spiritu et littera). L'idea stessa di "libertà religiosa" è stata portata da Agostino fino a questo punto della vita cosciente: la verità stessa se non trapassa in esperienza d'amore non è coscientemente aderita e conosciuta, dunque non giuridicamente esperita. 

Questa sua prospettiva di pensiero può ancora essere — in dialogo con chiunque e tra chiunque — una proficua provocazione nel ripensare ragionevolmente il tema della libertà religiosa. In essa — come in un orizzonte di pensiero appropriato — la libertà religiosa si trova liberata dalla zavorra mitologica delle religioni e consegnata alla positiva paternità d'una vita d'amore. Nell'ambito duale di tale vita d'amore è messa nella condizione di poter esperire, infatti, il diritto di cittadinanza che le compete, non appena come "consumatrice" di culti e devozioni dall'odierno marketing religioso, bensì come protagonista cosciente di pubblici rapporti giuridici ed  entro la paternità normativa di una sovrana relazione d'amore. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >