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LETTURE/ Corpus Domini, così la storia di un popolo diventa amore a Dio

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Leonardo Da Vinci, Ultima cena (1494-98, particolare) (Immagine dal web)  Leonardo Da Vinci, Ultima cena (1494-98, particolare) (Immagine dal web)

Si capisce che siamo nella dimensione di una pietà spinta a coincidere con la coscienza e il sentimento della persona: l'opposto di una fede cerebrale, astratta. Nella "sacra conversazione" del memoriale eucaristico, l'io del soggetto umano e la persona di Cristo entrano in sinergia e si fondono. L'uomo è spinto a lasciarsi assimilare nell'abbraccio del divino che gli viene incontro: la forza trascinante di una energia che "strenge e più grandemente tira lo affetto nostro" sta nella manifestazione della larghezza infinita, assolutamente gratuita e inarrestabile, dell'amore misericordioso di Dio che ci salva ad ogni costo, al di là di ogni nostro rifiuto, che proprio all'ombra della croce si realizza nella sua forma più inequivocabile.

Davanti alla straordinaria "liberalitade" dell'amore che "sta appeso" al legno della croce, esposto denudato al pubblico ludibrio di una morte infamante, tutto "per tuo amore consumato", non si poteva che rispondere, almeno come desiderio ultimo del cuore, con l'ardore infiammato dell'umile gratitudine commossa: unica strada obbligata per restituire all'"amore dello Sposo" la tenerezza di una vera "anima amatrice", pronta a lasciarsi in lui totalmente "transformare".



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