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LETTURE/ Luzi, quando le parole sono un evento di grazia

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La parola poetica in Luzi come in Heidegger? (Immagine dal web)  La parola poetica in Luzi come in Heidegger? (Immagine dal web)

Abbandonando il soggettivismo e aderendo ad un impianto dove la "creazione poetica non sia contro la creazione ma dentro la creazione […] ininterrotta ed aperta". Su questa traccia, una svolta dovrà-potrà avvenire dove ontologia, eco-scrittura, e poesia si incontreranno. Ma la "naturalezza" è allora per Luzi la condizione da ritrovare, quella umiltà intesa come epoché, messa tra parentesi delle nostre misere proiezioni, per far posto al Reale, alla Natura, all'essere: "E', l'essere. E'./ intero, /inconsumato,/ pari a sé./ Come è/ diviene./ Senza fine,/ infinitamente è/ e diviene,/ diviene/ se stesso/ altro da sé". 

Questa "ecologia della mente" e questa "fenomenologia" è quanto oggi in effetti sentiamo di più necessario e vitale, e che la condizione restaurata del poeta ci indica come una traccia: il poeta non ama e non sopporta il piedistallo […] essi finirebbero per creargli una vita indiretta, riflessa e lo separerebbero comunque dal terreno dove scorre la vita; egli ha bisogno di vivere nell'anonimo […] Egli giunge anzi per questo a non avere più una personalità distinta e a fondersi col processo indifferenziato dell'esistenza: in questa luce noi possiamo rileggere le parole della famosa lettera di Keats dove egli parla dell'impoeticità del poeta".



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