BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Luzi, quando le parole sono un evento di grazia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

La parola poetica in Luzi come in Heidegger? (Immagine dal web)  La parola poetica in Luzi come in Heidegger? (Immagine dal web)

Profonda è la coerenza poematica che contraddistingue il percorso di Mario Luzi. I suoi movimenti obbediscono ad una idea di poesia, ad un tempo piano teorico e prassi tecnica. Sul piano teorico il poeta lambisce i territori della urgenza "ermetica" del linguaggio, e quelli di un pensiero improntato secondo una matrice evoluzionistica e spirituale (con i riflessi di Teilhard de Chardin). Nelle sue parole tale matrice meglio può essere detta "progresso spirituale". Qui la prospettiva di senso in cui la sua percezione temporale del mondo si dà, assume i caratteri di un armonico (poietico) tendere, nonostante le contraddizioni e le contrarietà della vita e della storia. Un telos sembra potersi intuire, un ri-chiamo costante, che rende inquieta la materia, coinvolgendola in un lavoro-passione dove nel cammino, e nel dolore connesso, si viene attuando una crescita-creazione inesausta. 

Questo profilo è sistematico in Luzi, oggetto di un perenne ripensamento, di un perenne esame di coscienza, essendo il poeta coinvolto nell'oggetto del suo pensiero, essendone la "carne" e la parola viva. Certo le stagioni della vita e dell'ispirazione del poeta hanno fatto registrare variazioni, ma in modo organico. Ciò che stupisce nei suoi versi poi, nella pratica di una lingua poetica impastata sull'andamento della cadenza toscana e dell'endecasillabo, è la ricerca di trovare il varco allo stato nascente della parola, dell'enunciazione, dove queste siano impaginate nel mondo. Luzi sembra sempre intento a verificare se nell'atto della sua versificazione si dia la parola creaturale, si dia onto-logia. 

Quanto distante questa pratica linguistica da quella di un dire inteso come comunicazione tra emittente e destinatario. Secondo le parole del poeta "la poesia dipende ben poco dalle comunicazioni che il poeta ha da fare ai suoi ascoltatori. Il messaggio, se c'è, viene da più lontano che dal suo patetico lamento: passa attraverso la sua parola qualcosa che il mondo sta rivolgendo dentro di sé: qualcosa che è e nello stesso tempo diviene". L'ispirazione viene qui dal Non-detto, e il poeta vorrebbe ascoltare e dire perché ascolta, senza ben capire il perché, il donde, il come, l' a-che. La meraviglia, il thauma è qui aura diffusa nell'approccio di un dettato materno, che suscita il poeta, lo fa ex-sistere. Quanti interrogativi-stupori articolano le frasi in versi, gli incisi di Luzi. Quante non retoriche, o non semplicemente novecentesche, domande si affollano nel dispiegarsi di quei suoi sensi-suono: "Da dove, da che punto?/ da quale/ non identificato appostamento/ del desiderio o del rimpianto? Non è la memoria sufficiente./ E' cieca l'antiveggenza./ Però le giunge forte/ arriva fino a lei quel canto-/ è quel canto/ o è la sua ansia?" Oppure questo verso che ha un che di supremo: "Alba, quanto fatichi a nascere!".



  PAG. SUCC. >