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GUARESCHI/ Vittadini: Giobà, don Camillo e "il Cristo della mia coscienza"

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Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)  Don Camillo e Peppone nella versione cinematografica (Immagine dal web)

Tre grandi raccolte: Mondo piccolo, il Corrierino delle famiglieIl destino si chiama Clotilde. Quest'ultimo è il Guareschi-Ionesco, il grande scrittore dell'assurdo; il Corrierino delle famiglie è l'affetto quotidiano proiettato sul piano universale; Mondo piccolo è il mondo in cui ci sono i personaggi più toccanti, più feriti: come l'episodio del figlio che odia il padre tutta la vita perché non si è mai sentito considerato da lui, ma quando il padre muore, scopre invece che lo ha amato profondamente, e per tutta la vita ha seguito e segnato tutto quello che lo riguardava; il contadino rovinato ne Il canalaccio che, invece che odiare il padrone che l'ha vessato, ha "pietà per la sua carne maledetta"; la vedova de Il decimo clandestino che fa tornare in vita la madre dell'unico figlio che ha perso; Giobà, lo scemo del paese che in realtà è il più vero perché riesce a non farsi condizionare per il senso della sua dignità. I personaggi che amo di più comunque sono i bambini. Come quello della fiaba di Santa Lucia o quello che prega Gesù perché faccia rinsavire il padre violento, poi gli ruba le amlire e alla fine inizia un dialogo con Gesù. O i personaggi che perseguono fino in fondo i desideri veri, come i nuovi Romeo e Giulietta, o come la figlia dei ricconi che va ballare alla festa dell'Unità, o i vecchietti girovaghi che non vogliono finire all'ospizio e per questo cominciano a lavorare insieme, in cooperativa, come non hanno mai fatto prima. Personaggi che ci raccontano la grandezza del nostro popolo, che è un popolo fatto di "io", che rifuggono dai grandi eroi, dai grandi generali, dai grandi politici, dai grandi principi e portano la grandezza in una quotidianità piena di luce e mistero. E come ha fatto sempre Giovannino non si assoggettano a un potere che li vuole omologare: "Non muoio neanche se mi ammazzano".

(Egidio Bandini)



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