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LETTURE/ Prudenza e realismo: il "metodo" Andreotti nell'Italia 1947-54

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Giulio Andreotti (1919-2013) (Infophoto)  Giulio Andreotti (1919-2013) (Infophoto)

Insomma, uno studio che rappresenta al contempo un utile strumento di conoscenza di aspetti per nulla secondari della nostra storia nazionale, e una sorta di biografia che da conoscenze particolari ci restituisce dimensioni e punti di vista più generali. 

La mole consistente di materiale archivistico utilizzato, ed è il secondo grande merito del volume, ha permesso poi di rivedere posizioni che da tempo la storiografia aveva dato per assodate. È il caso, per fare un solo esempio, della lotta segreta al comunismo nel martoriato confine del Nord-Est, al contributo (anche finanziario) della quale la figura del giovane politico è stata sovente associata. Proprio l'incrocio tra documentazione di diversa provenienza ha aiutato a fare un po' di chiarezza sia sulla genesi delle sovvenzioni che sulla loro incidenza. Non solo l'entità di tali finanziamenti è stata drasticamente ridimensionata rispetto a quanto si era sempre creduto in passato, ma si è messo anche in luce come nella gestione generale di Andreotti prevalse di gran lunga il pragmatismo e la tattica sul disegno strategico di ampio respiro e sulla volontà di far crescere la tensione, secondo una consueta logica di responsabilità. E' solo un esempio, si è detto, di una metodologia di fondo complessiva dell'intero lavoro: in effetti, ciò che colpisce leggendo il libro è la frequenza dell'utilizzo di espressioni del tipo "come si è a lungo creduto" nell'introdurre le diverse tematiche, per poi rettificarle alla luce delle fonti. È il segno di un'inversione di metodo nell'approccio alla ricostruzione storica: non sono i fatti che devono piegarsi alle idee, ma le idee devono piegarsi ai fatti. 

Declinata in mille rivoli, è questa costante ricerca della verità ad emergere come impianto generale del volume e a segnare un'indicazione di metodo imprescindibile che, in special modo per figure così complesse come quelle di Andreotti, sarebbe forse il caso di estendere anche a vicende più recenti che lo hanno visto protagonista. D'altro canto, come concludono gli autori, identificare totalmente Andreotti con il potere non è più sufficiente per comprendere; perché Andreotti è stato anche molto altro: la difesa delle istituzioni, il richiamo alla responsabilità, il rispetto per l'altro, l'aiuto alla Chiesa in contesti drammatici. L'accento sulla simbiosi con il potere, di per sé, non basta a comprendere le tante sfaccettature di una figura così eterogenea. E questo vale per lui come per qualsiasi altro uomo politico della storia.


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Paolo Gheda. Federico Robbe, "Andreotti e l'Italia di confine. Lotta politica e nazionalizzazione delle masse (1947-1945)", Guerini e Associati Editori, Milano 2015.

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