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STORIA/ La Grecia come l'Argentina? Morte e "resurrezione" di un paese fallito

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Durante la crisi del 2001 in Argentina (foto da La Nacion)  Durante la crisi del 2001 in Argentina (foto da La Nacion)

L'aumento dei costi dell'export, l'aumento delle importazioni a causa dell'elevato valore reale del peso, gli alti livelli di consumo abbinati a un rallentamento della produzione interna e a una diminuzione degli investimenti domestici fecero scoppiare una bolla da sovraindebitamento. Bolla possibile grazie al fatto che il governo, nell'emissione di debito pubblico, pur di ottenere risorse finanziarie atte a tamponare le necessità fiscali, fece crescere i tassi di interesse sui buoni del tesoro (tesobonos) per rendere il debito pubblico argentino più appetibile sui mercati internazionali.

Nel caso greco, la ben nota falsificazione dei dati, la nazionalizzazione delle imprese e la statalizzazione dell'impiego, gli alti costi associati alle olimpiadi del 2004, la mancanza di una riforma tributaria che tassasse i redditi più elevati, oltre ovviamente all'emissione di debito poi dichiarato in junk bonds, sono gli elementi causanti del processo.

A differenza della Grecia, però, la maggior parte del debito argentino era in dollari, per dare ai creditori locali una garanzia rispetto alla svalutazione possibile del peso, questione che rese ancor più catastrofico il default.

Ma vediamo che cosa accadde allora. Il presidente De la Rua nel 2001 chiese aiuto al ben noto Domingo Cavallo, che resosi conto della drammatica situazione argentina previde severe misure di ristrutturazione: bond meno remunerativi ma che avrebbero allungato la vita del debito, nella speranza che una possibile crescita economica avrebbe supplito alle carenze fiscali. 

Questo processo non avvenne e iniziò la turbolenza finanziaria ossia la fuga di capitali e l'acquisto di dollari. Le autorità monetarie decisero allora di limitare la possibilità da parte di qualsiasi soggetto economico di ritirare dei fondi dal sistema creditizio. Ebbe avvio così il corralito financiero e l'Fmi sospese gli aiuti finanziari all'Argentina, dando il colpo fatale alla credibilità del sistema economico.

Quando Duhalde, succeduto alla presidenza, dichiarò l'intenzione di sospendere il pagamento del debito estero, da lì tecnicamente iniziò il default e la svalutazione del peso.

Gli scontri di piazza, benché violenti, lasciarono sul campo meno di 40 vittime. Molti i cacerolazos (le famose pentole che venivano "suonate" nelle strade); nella contingenza si usarono forme di baratto e forme diverse di scambio economico. 

Il rilancio dell'economia argentina fu possibile a partire dal 2003 e fu dato dall'incremento delle esportazioni favorite da un peso più debole. La diminuzione del livello di importazioni si è rivelata anch'essa una componente fondamentale per la ripresa economica argentina. La domanda interna, non essendo più indirizzata alle merci di produzione estera, si è progressivamente orientata sui beni e servizi prodotti localmente. 

Kirchner, alla presidenza, condannò gli investitori internazionali che volevano essere risarciti accusandoli dei grandi interessi da essi guadagnati prima del default, riuscendo così ad arginare il problema del debito, che tuttavia si ripaleserà con un nuovo default tecnico nel 2014.



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