BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ "Avventurieri dell'eterno", le rotte di un desiderio con la D maiuscola

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Il beato Martín Martínez Pascual (1910-1936) (Immagine dal web)  Il beato Martín Martínez Pascual (1910-1936) (Immagine dal web)

Sorprende la descrizione di una Praga enigmatica e magica percorsa e guardata da un Socci poco più che trentenne che rilegge la vicenda umana di Franz Kafka, profeta di un'Europa che conoscerà la mostrificazione dell'uomo e i demoni del nazismo e del comunismo, come la minaccia incombente del pensiero nichilista. "Kafka era dotato di uno spaventoso potere di premonizione, che vedeva fin nei minimi particolari, gli orrori che stavano maturando" (p. 158).

Sovrasta la piazza, nel centro di Praga, il grande orologio astronomico, ancora oggi attrazione per tutti i turisti, a ricordare, allo scoccare di ogni ora con la sua processione meccanica, l'inesorabile scandire del tempo, la morte che suona la campana e il gallo d'oro che lancia uno squillo di tromba. Testimoni incontrovertibili di tutti quei tentativi umani che, contando solo su di sé, portano morte e distruzione. La piazza diventa metafora di una prigione in cui "tutti vivono dietro le sbarre da cui non riescono mai a fuggire…" sebbene "non si possono spezzare catene, se non ci sono catene visibili" (pp. 172-173).

Il giovane profeta inascoltato grida l'artificio, lo spaesamento, il fallimento della vita: "Le catene dell'umanità sofferente sono fatte di carta d'ufficio (…) non ci sono più miracoli, ma solo istruzioni per l'uso, formulari e disposizioni (…) eppure questo smarrimento non ostacola la possibilità di un riscatto", la speranza di un imprevisto, di un miracolo: "Che, durante il trasferimento, il Signore passi per caso nel corridoio, guardi in faccia il prigioniero e dica: 'Costui non rinchiudetelo più. Ora viene da me'". 

Il profeta capisce che questa esigenza è inscritta nel cuore col fuoco, ma non trova la strada. "Esiste un punto d'arrivo, ma nessuna via" (p. 173). Eppure quella antica piazza potrà vedere uomini che troveranno quella strada e spezzeranno le sbarre della prigione, con il dono di sé.

Socci vuole esplorare così la sintassi del desiderio umano e ne descrive il movimento elicoidale: vi è un acme e poi l'estrema tensione quasi rompe la catena simbolica che lo sostiene e lo fa inarcare. Allora il desiderio si riduce a bisogno, ad appetito, a brama di appagamento di pulsioni di varia natura. Ma in questi ritratti del desiderio l'autore coglie una dinamica che è come un movimento, la vera natura di un "moto a luogo" verso un "dove" che apre all'esperienza di una felicità senza fine, traboccante, già qui su questo mondo. Sì, una cosa dell'altro mondo qui in questo mondo.

È veramente una lettura che coinvolge cuore e mente in un viaggio che man mano si inoltra in una terra sconosciuta e può, previa disponibilità del lettore, cominciare a far intravedere piccoli segni rintracciabili in quel deserto della coscienza dell'uomo moderno che insegue spesso solo ciò che si rivela un miraggio. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/07/2015 - Lo leggerò presto (Giuseppe Crippa)

Leggerò questo libro non soltanto perché le storie di queste persone mostrano quel desiderio di Infinito che provo anch’io almeno in istanti fugaci soffocati dalla prosaicità della vita di ogni giorno, ma soprattutto perché mi ricordano che la Risposta a questo desiderio è già arrivata e che – come mi mostra l’autore con la sua passione per la vita della Chiesa - è enormemente più facile coglierla tutti insieme.