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LETTURE/ George Steiner, lo sguardo di un "cuore intelligente"

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Pieter Bruegel, La Torre di Babele (1563) (Immagine dal web)  Pieter Bruegel, La Torre di Babele (1563) (Immagine dal web)

Uno degli ultimi "cuori intelligenti", come direbbe Alain Finkielkraut. E' George Steiner, tra i più grandi intellettuali europei viventi. A lui è dedicato lo studio di Cecilia Ricci "Leggere Babele: George Steiner e la vera presenza del senso".

Che cosa rende Steiner un critico diverso dagli altri? Perché è stato oggetto della tua ricerca?
George Steiner è uno degli ultimi "cuori intelligenti", come direbbe Alain Finkielkraut. In tutte le sue opere interroga i giganti della letteratura attraverso lo scavo profondo dell'indagine filosofica e, così facendo, lascia emergere, meglio di qualsiasi altro autore, le grandi domande sul senso dell'esistenza tipiche di ogni uomo. Amore sconfinato per la letteratura, profondità della ricerca filosofica e onestà umana ed intellettuale: difficilmente, oserei dire quasi mai, si incontrano tutte insieme in una stessa persona. Per questa sua inedita "completezza" è considerato all'unanimità tra i più grandi intellettuali europei. Eppure questa sua universalità è stata anche un limite. Infatti, sebbene Steiner sia letto, non è altrettanto studiato dentro le mura accademiche: i letterati "puri" ne sono affascinati ma spesso non colgono le profonde implicazioni del suo pensiero; i filosofi "puri" lo snobbano perché "colpevole" di essere un critico letterario (e non un filosofo) e perché privo di rigore teoretico. In realtà tutti loro vorrebbero essere George Steiner…

Il tuo libro si intitola Leggere Babele: George Steiner e la vera presenza del senso. Steiner in Errata compie un'interpretazione positiva del racconto di Babele: la molteplicità delle lingue è una ricchezza. Che tipo di concezione del fatto letterario consente questa esperienza positiva? 
Ciascuna lingua dà voce al modo di "sentire" di una civiltà esprimendo l'identità di un popolo. Per Steiner nell'atto di traduzione viene fatta esperienza diretta del nocciolo "privato" del linguaggio, cioè di quella porzione di senso che non può essere traducibile e trasportata da una lingua all'altra. Ciò significa che non sarà mai possibile una decodifica esatta del messaggio testuale perché ciascuna lingua decide di illuminare porzioni di senso diverse. Ma Babele è positiva non solo perché ogni sistema linguistico riflette l'anima di un popolo, ma anche perché ogni lingua è dotata di una grammatica del tempo futuro e del condizionale che sfida la realtà presente ostile e piena di fallimenti. Il futuro e il condizionale alimentano la speranza e ridisegnano la realtà con nuove possibilità di vita. In questo senso la lingua è l'arma per combattere la finitudine umana, proiettandosi oltre la morte.

Che significa che in ciascuna opera d'arte c'è una "presenza"? A cosa si riferisce Steiner quando parla di "Vere Presenze"?
Di fronte ai grandi classici, ovvero alle grandi opere letterarie, artistiche e musicali, ciascuno di noi fa un'esperienza unica. Steiner dice che «il testo, la struttura musicale, il quadro (…) soddisfano dei bisogni che non conoscevamo. Aspettavamo qualcosa e non sapevamo che esistesse, che ci potesse completare». Si tratta di quella che Steiner definisce la "scossa della corrispondenza", quell'incontro con qualcuno o qualcosa che colma la nostra inconsapevole attesa. 



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