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LETTURE/ Quei monaci che Renzi, Varoufakis e Juncker hanno dimenticato

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Proverò a spiegarmi raccontando qualcosa della mia infanzia, che credo sia capitata a molti. Quando i miei genitori litigavano, e magari si tenevano il muso per qualche giorno, io, dall'alto dei miei sette o otto anni, ero divorato dalla paura che mio padre o mia madre se ne andassero di casa. Quando, vedendomi triste e preoccupato, mia madre mi obbligava a confessare i miei timori, ricordo che si metteva a ridere, e si limitava a dire: "La mamma e il papà non se ne vanno". Quel verbo al presente, all'epoca non dominavo le categorie verbali ma il concetto mi pareva comunque chiaro, non era limitato al momento specifico, ma abbracciava le sostanze universali della mamma e del papà, che, in quanto tali, non se ne sarebbero mai andati.

Ecco, poter dare per valide alcune cose una volta per sempre, avere la consapevolezza che certi argini non si sarebbero mai rotti, possedere, in altre parole, delle verità assolute, mi ha donato una pace e una solidità di cui ancora oggi godo. In Europa a mio avviso oggi manca proprio questo, la condivisione di valori superiori ritenuti validi nonostante tutto. È una questione di prospettive, ma di estrema rilevanza: per come è nata, l'Europa oggi pone agli Stati la domanda: "Sei in grado di restare?"; se fosse nata, o se venisse rifondata su altre basi, la domanda da fare, nel caso, sarebbe: "Cosa mai avrai combinato per dover uscire?"

E così siamo arrivati al cuore del problema, ossia quello delle basi, delle fondamenta, di questi valori dentro ai quali gli europei potrebbero forse riconoscersi, finalmente, non come parti di alchimie finanziarie, ma come esiti, magari differenziati, di percorsi culturali corradicati. L'anziana che punta il dito contro la telecamera dicendo che l'Europa non può fare a meno della Grecia, per quanto questa ha dato alla cultura classica, di fatto sta dando una sua risposta, rispettabile, alla questione. Con altre parole e altra profondità, Massimo Cacciari ha parlato, in un intervento profondo e condivisibilissimo almeno nei presupposti, della Grecia, madre del logos, come "migliore patria", citando Von Humboldt, per l'Europa.

Non credo però che la prima e più profonda radice d'Europa sia da ricercare nel pensiero classico. Probabilmente è la seconda radice, anche se è evidente un apparente anacronismo. Come lo stesso Cacciari riconosce, l'importanza del mondo greco, almeno come orizzonte culturale di riferimento, sorge (o risorge) in Europa solo a metà del XIV secolo, a partire dal preumanesimo di Petrarca, che per primo, quasi contestualmente a Boccaccio, cerca di apprendere qualche ombra della lingua di Omero da un maestro di dubbia competenza, Leonzio Pilato, che il raffinatissimo autore dei Rerum Vulgarium Fragmenta accuserà tra l'altro di scarsa propensione all'igiene personale. 



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COMMENTI
27/08/2015 - Non solo da leggere, ma da studiare (Roberto Graziotto)

Caro Paolo, ho letto più volte il tuo testo, che è davvero un'aiuto per lo studio della storia europea. La tesi centrale è chiara: non la ripeto. Mi sembra anche molto bello il modo come integri il pensiero di Massimo Cacciari nelle tue riflessioni. Ma davvero grande è ciò che dici sul monachesimo. Hans Urs von Balthasar in un suo saggio. "Philosophie, Christentum, Mönchtum", Catholica 1961 e ripreso nella racconta di saggi, che porta il titolo di "Sponsa Verbi", diceva: "Non si sottovaluti la forza di questo segno anche nella nostra odierna dissoluzione spirituale e nella nostra fretta tecnica. Una città (come Zurigo o Stoccarda) senza un monastero manca del cuore". Già nel 1961 l'esperienza europea, era appena cominciata nella sua variante odierna, il grande teologo svizzero aveva indicato la mancanza del cuore, che nell'accesso biblico è il luogo che permette quei "valori comuni che sempre e comunque restano". Molte belle sono anche le cose che dici sul lavoro. È innegabile che tu veda nel tuo articolo un grande momento attuale di cristi, che ci avvolge tutti, anche politico, e è giusto che tu gli dia il nome adeguato: "relativismo dogmatico". Ma come uscire da ciò? Il primo passo/capitolo del saggio di Balthasar citato portato il titolo: "Ipsa Philosophia Christus" - ecco di questo abbiamo bisogno, di Cristo presente oggi, come la "filosofia stessa", come amore della sapienza che non è solo tecnica, ma in primo luogo percezione dell'essere come dono.