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STORIA/ Da Cicerone a Costantino, l’integrazione cristiana “cancellata” dall’Europa

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Tuttavia, il rapporto fra uomo e divinità, sebbene di questa non si avesse alcun barlume di conoscenza se non quello frutto della devozione e della immaginazione dei poeti, non aveva avuto alternative fino all'avvento del Cristianesimo, e il senso religioso, sebbene in modo errato, traspare anche dalla superstizione, dalla quale dipendeva gran parte della vita associata. Il Cristianesimo rinnovò la concezione della vita, valorizzando prima di tutto la persona, trattenendo tutto ciò che non essendo vile né sbagliato in se stesso poteva essere rivitalizzato.

Se il pensiero pagano aveva valorizzato la ragione (ratio) come dono del sommo dio, strumento privilegiato per avvicinarsi a lui, il Cristianesimo insegnava che la persona umana era immagine di Dio, ed era libera. L'innesto del radicalmente nuovo — la morte di un dio sulla croce, il perdono a chi lo aveva condannato senza colpa, aver dato la vita per i suoi amici (mentre, solitamente, i profeti di nuove religioni la vita che sacrificano è quella degli altri) — fece esplodere le contraddizioni della religione e quindi della filosofia pagana per la pretesa della religione cristiana di essere quella vera: la verità era il discrimine, la morte di Cristo il sigillo. Per chi aveva cercato la verità (Platone, nel Timeo, si affidava alla benevolenza del dio perché questi si facesse conoscere, escludendo così che la conoscenza del Mistero fosse alla portata della intelligenza umana) questa assumeva la concretezza inconfutabile di una persona: Cristo.

Oggi, in Europa e nelle sue istituzioni soprattutto, sembra che ogni sforzo sia orientato alla cancellazione dell'identità cristiana e con essa delle leggi naturali: in definitiva, la cancellazione dell'umano. Dietro le «magnifiche sorti e progressive» dell'umana specie può affermarsi, se manca il riconoscimento dell'opera di un Altro (ma uno spirito positivamente libero, cioè non ideologico, lo riconosce anche solo guardando il cielo stellato), «una confusa ideologia della libertà [che] conduce ad un dogmatismo che si sta rivelando sempre più ostile verso la libertà» (Ratzinger). E' la libertà che divora se stessa. L'esito di tutto questo, quando la libertà dell'uomo sconfina nella libertà di un altro e così via, è la prevalenza del relativismo, cioè la negazione della verità.

Tornando all'Europa. Si dovrà ammettere che, procedendo nella direzione intrapresa dall'Europa, della libertà di opinione resterà ben poco, prevalendo la logica della maggioranza e non la ricerca del bene comune. Solo cercando il bene comune assumono il giusto significato le parole di Cicerone: «bisogna farsi schiavi delle leggi per essere tutti liberi» (In difesa di Cluenzio 146), mettendo in guardia dalla logica della prevalenza della maggioranza sul bene comune (Sullo stato II 22, 39). In questo clima di confronto col passato è lecito pensare che anche le leggi naturali — insite nel cuore di ogni uomo, anche se finge di ignorarle — potrebbero essere sovvertite; anche la libertà religiosa potrebbe subire sorte analoga e così via. Di fronte al pericolo di un default generale dell'Europa facciamo nostra l'esortazione di Papa Francesco: «Ponete Dio al vertice di tutto, per un nuovo umanesimo illuminato dalla verità», per sperare in un nuovo inizio.



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