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SPILLO/ Dalla Grecia ai migranti, quel decimo comandamento "calpestato" da tutti

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Solo raramente, forse, con comportamenti imitativi virtuosi, vale a dire, impegnandosi in prima persona per raggiungere gli stessi risultati a cui si ambisce. E certamente il "no" greco al piano europeo, non rientra in questa categoria: altro che prova di "orgoglio nazionale", come lo si vuole spacciare! Non è un caso che insieme al "no" all'accordo vi sia l'80% di greci, secondo i sondaggi, favorevole all'Europa: e vorrei vedere che non lo fosse, perché a chi altri potrebbe rivolgersi per mantenere un livello di vita sproporzionato al suo livello di sviluppo economico? Bravo Obama, che chiede il salvataggio della Grecia; furbo Putin, che sta alla finestra, ma nessuno dei due ci mette i sodi che servirebbero, perché sotto sotto non si fida. Resta il fatto che oggi, per raggiungere quel risultato non si usano quasi più pistole e fucili, fortunatamente, ma un'arma più potente: il ricatto morale in nome di un'uguaglianza assurta a diritto naturale e universale, che finisce per cambiare la natura stessa del diritto, trasformandolo in pretesa di comportamenti altrui corrispondenti alle proprie aspettative.

Come è stata possibile questa sorta di mutazione genetica di un concetto nobilissimo di suo, fondativo direi dello sviluppo economico e civile dell'intero Occidente? Perché di questo si tratta, io credo. Per quanto ci riguarda, da oltre mezzo secolo di pace e di crescita, innanzitutto, che poco o tanto ci ha fatti tutti sentire "signori", generosi, solidali, per cui, dimenticando in fretta da dove siamo partiti, ci commuoviamo di fronte alla fame nel mondo, al lavoro minorile, allo sfruttamento nelle fabbriche delocalizzate dai paesi occidentali a quelli in via di sviluppo o sottosviluppati, alla migrante incinta che arriva sul barcone, al cittadino greco che non ha più assistenza sanitaria, e via di questo passo, misurando il mondo con nostro metro.

Per quanto riguarda invece i "pretendenti diritto", nulla mi toglie dalla testa che non si tratti affatto ( o solo) di "presa di coscienza", ma piuttosto dell'esito pavliano della possibilità, data loro, di "guardare in casa nostra", al nostro modo di vivere, come mai avvenuto in passato: con la radio prima, la televisione poi, e infine internet, che hanno reso possibile gettare lo sguardo oltre ogni confine e indotto milioni di persone a iniziare un viaggio di migliaia di chilometri per bussare alle nostre porte. Un viaggio che non è solo nello spazio, ma nel tempo, un viaggio che annulla secoli e secoli di gap di sviluppo.

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