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LAUDATO SI’/ Scacco alla sinistra salottiera che sogna un Papa no global

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Francesco ha, infatti, notato in modo articolato che la proprietà privata è semplicemente stata una forma storica dell'organizzazione socio-giuridica dei beni (neanche la più antica, non sempre e non per forza la più fortunata). Non è un agitatore munito di un'edizione tascabile dei Grundrisse di Marx. Afferma quanto non potrebbe che essere affermato: un'accezione puramente mercatoria della proprietà privata prosciuga ogni funzione sociale della proprietà, rompe i legami sociali, mortifica chi ne è sprovvisto. Anche sui temi ecologici, Francesco non fa del disfattismo acculturato sul surriscaldamento del clima.

Al contrario, in lui si vede (paradossalmente, in modo così netto su un tema così specifico) la perfetta continuità col Concilio Vaticano II, che già del "bene" ambientale aveva cura, esprimendo preoccupazione fondata per il suo uso collettivo e per la sua conservazione nel futuro. Una pista di ricerca vera, oggettiva, quanto l'attenzione del Pontefice a periferie vecchie e nuove dello scacchiere globale. Una periferia geopolitica che non coincide, del resto, con la nostra idea di Terzo Mondo, ma anche nella nuova multipolarità del conflitto (Stati Uniti e Cina, fondamentalismo e libertà religiosa, sfruttamento e sostenibilità) ha una sua autonomia e una sua originalità. Curioso, per altro verso, che a mettere tanti titoli roboanti nel calderone sia spesso stata quella parte della cultura che alla concretezza delle drammatiche questioni sociali (ben note al pastore delle favelas) ha sempre preferito gli ideologismi, gli schemi elaborati dall'eloquio involuto, le false promesse e le rassicurazioni di comodo.

Come è stato possibile? Il primo elemento che ha colpito del Pontefice è stato senz'altro costituito dalla sua grande freschezza comunicativa. Questo elemento, che chiunque sia di buona fede e buona volontà non può non accogliere con calore ed entusiasmo, è certamente sembrato un gigantesco balzo in avanti agli ambienti che avevano sofferto invece il contegno rigoroso di Benedetto XVI. A poco vale ricordare che i tanti spunti oggi espressi da Francesco sono almeno in parte la prosecuzione metodica, ordinata e semplificata di elementi che già avevano proficuamente connotato l'ultimo scorcio del Papato di Benedetto. Contro la tipizzazione mediatica di Benedetto XVI, giocavano, poi, i trascorsi da Cardinal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: il passo caricaturale dal teologo col ringhio facile a sovrano del neo-oscurantismo era facilmente compiuto.

Chi ha mal colto quell'esperienza, non può che immergersi giulivo in questo oltre presunto che lui solo crede di avere scoperto. In secondo luogo, è scattata subitanea la censura agli elementi scomodi. Un emisfero ecclesiale che vede nel referendum irlandese sulle unioni omosessuali una brutta pagina per l'umanità è bollato come retrogrado. Solo per il tempo in cui quelle dichiarazioni scorrono sui social, però, sugli organi di stampa, sulle televisioni.



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