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LETTURE/ Quell’umanesimo cristiano “donato” da Erasmo all’Europa

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Erasmo da Rotterdam (dipinto di Holbein il Giovane)  Erasmo da Rotterdam (dipinto di Holbein il Giovane)

Questo umanesimo fiorito nella cornice del Rinascimento cristiano è presentato da Ossola come un grande fiume carsico sotterraneo, pronto a risorgere come codice ispiratore di una sintesi da condividere nel pluralismo della coesistenza pacifica quando più le circostanze tendevano a farsi avverse. La sua nostalgia non ha fatto che rafforzarsi, anche se ristretta agli esiti etici più esterni e sempre più largamente laicizzati, nel crogiuolo di sofferenze e perdite irreparabili dei grandi momenti di crisi del Novecento, che hanno contribuito a sbriciolare quel poco che restava in piedi della comune tradizione di civiltà dell'occidente, nutrito dai due polmoni della classicità degli antichi e dei monoteismi importati dall'oriente semitico.

Forse di questo umanesimo di matrice cristiana sono rimasti solo ceneri e ricordi di antiquariato. Ma il suo fascino in gran parte perduto attraversa molte pagine commosse di alcuni dei più acuti intellettuali che hanno descritto la crisi di civiltà del mondo contemporaneo e tentato di indicare le possibili vie di uscita per una ripresa, legandola alla risorgenza di una sensibilità per il destino della condizione umana nella società del progresso moderno. Lo si registra, in particolare, nella voce di testimoni delle élite della cultura del Novecento europeo come Huizinga, come Febvre, in particolare in Stefan Zweig e Marcel Bataillon.

Al loro confronto, risalta ancora più netta la differenza di impostazione della intellighenzia di casa nostra. Non è certo un caso, spiega Carlo Ossola nella ricca e informata post-fazione che chiude il volume, che in una sua roccaforte come la casa editrice Einaudi, o nell'ambiente accademico influenzato da figure come Delio Cantimori — l'estimatore delle correnti politico-religiose della Germania nazista passato, dopo la fine della guerra, alle file del marxismo e alla traduzione del Capitale — l'universalismo di indirizzo umanistico-religioso, ecumenico e liberale, non sia mai stato guardato con favore (esattamente come facevano i più arcigni paladini dei tribunali dell'Inquisizione). Lutero è stato sempre esaltato, del tutto paradossalmente, come il campione da preferire nella lotta per l'affermazione dell'autonomia dell'individuo. In effetti il ferreo rigore dell'ideologia, con il suo amaro retrogusto che, dal progetto dell'uomo nuovo nazionalsocialista e fascista è arrivato a capovolgersi nei volti molteplici dello stalinismo intollerante e della strumentalizzazione a fini politici del religioso, non può non entrare in stridente contrasto con ogni approccio alla cultura del passato deciso a fare spazio alla centralità della dialettica con il fermento cristiano, visto nella sua luce più stimolante e creativa

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