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TOLKIEN/ Il “Fantasy” che spiega all’uomo la realtà

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J.J.R. Tolkien  J.J.R. Tolkien

Non è esatto, egli continua, affermare (insieme a Coleridge) che la nostra mente rende "reale" un mondo "immaginario" operando una "volontaria sospensione di incredulità". Ciò che accade veramente, ci dice Tolkien, è che "l'autore di una storia è un bravo sub-creatore. Costruisce un mondo secondario in cui fa entrare la vostra mente. Al suo interno, ciò che racconta è "vero". Quando l'arte viene applicata con successo ai frutti dell'immaginazione, il risultato è il "Fantasy". Così Tolkien sancì la nascita di un nuovo genere narrativo.

Ma torniamo alla fuga dalla realtà (Escape). Essa non va confusa con il disimpegno o, peggio con la diserzione e il tradimento. "Perché mai si dovrebbe mettere in ridicolo uno che, ritrovandosi in prigione, cerchi di uscirne e di tornare a casa?". È proprio chi ama la vita a cercare un modo per redimerla, per non cadere nel triste "realismo" senza speranza che pervade la contemporaneità. Dire "questa triste realtà è l'unica e inevitabile realtà che esista" equivale a consegnare il proprio mondo al nemico. Pare una frecciata, da parte di Tolkien, al nostro nascente neorealismo.

Così, molte cose a cui oggi si dà enorme importanza, perché pare che riflettano la "realtà", sono invece transitorie come un soffio di vento (col senno di poi, viene da pensare alla realissima, tangibilissima Unione Sovietica). Gli alberi dei racconti fantastici, invece, restano. Insieme ai ruscelli, agli animali, al coraggio, alle prove, alla paura.

Soprattutto, aggiunge Tolkien, tutti gli uomini hanno in comune un grande desiderio di fuga: la fuga dalla morte. Per questo è necessario trovare consolazione. I racconti fantastici, con il loro lieto fine (che egli chiama Eucatastrofe), la forniscono sempre. Ma non basta. Il lieto fine è anche il più "realistico" di tutti, proprio perché nega la possibilità di sconfitta totale e finale. Perché qualsiasi lieto fine non fa che riflettere, in scala minore, la Grande Eucatastrofe, cioè l' evangelium, che, il cristiano lo sa, chiuderà la storia.



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