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JOSEPH ROTH/ Il “cavaliere bevitore” alla ricerca di un argine nel cristianesimo

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Joseph Roth  Joseph Roth

Da qui il suo impegno per la restaurazione della monarchia in Austria, una dimensione di militanza politica che fu avvertita da Roth come estremamente importante e per la quale si impegnò con dedizione, al punto da accettare di compiere una disperata missione a Vienna nel vano tentativo, in extremis, di sventare l'Anschluss. Da qui anche le pagine indimenticabili che Roth dedicò al ricordo della vecchia Austria imperiale, allo stesso tempo una casa per i suoi tanti popoli e un baluardo, sebbene sempre meno solido, contro il definitivo affermarsi di una modernità «atea e brutale, da cui solo la fede nella tradizione e nella trascendenza, in cui essa si radica e si fonda, poteva salvare l'Europa» (p. 53).

Il ruolo storico dell'Austria si trasfigura così in una dimensione simbolica e metastorica; scrive Roth: «L'idea austriaca non è un'idea patriottica, bensì quasi religiosa. […] Le vere parole, ammesse in Austria, dovrebbero essere: universale, cattolica, sovranazionale, credente e grata a Dio» (p. 84). E il momento culmine che celebrava la fedeltà a Dio dell'Austria e il legame della sua dinastia con la Chiesa cattolica — pur all'interno di una composita compagine etnica e culturale nella quale venivano liberamente praticate anche altre religioni — era l'annuale processione del Corpus Domini, durante la quale l'imperatore stesso seguiva a piedi, con una candela in mano, il santissimo sacramento, ricordata in una pagina memorabile della Marcia di Radetzky. In quell'occasione tutto l'impero, nei suoi diversi popoli, ordini e ceti, si fermava per adorare il sacramento eucaristico e il sovrano si presentava come il servo dell'Altissimo. La devozione eucaristica era del resto un tratto caratteristico e molto antico della pietas absburgica: si ricollegava infatti a un filone leggendario relativo alla figura del capostipite Rodolfo, vissuto nel secolo XIII — il primo Asburgo ad essere eletto imperatore —, mentre la celebre divisa asburgica A.E.I.O.U., per lo più interpretata comeAustriae est imperare orbi universo, è stata sciolta anche in Adoretur Eucharistia in orbe universo.  

Con tutte le sue contraddizioni, l'antico impero e il suo sovrano rappresentavano pur sempre un argine contro il tracollo dell'Europa e della civiltà, fomentato dai movimenti nazionalistici e dalle nuove ideologie politiche: il conte Choinickj, nella Cripta dei Cappuccini, malediceva «questa pazza Europa degli Stati nazionali e dei nazionalisti», ricordando che il cuore dell'Austria batteva non a Vienna, ma nelle periferie dell'impero, dove sloveni, galiziani polacchi e ruteni, ebrei e musulmani bosniaci cantavano tutti il Dio conservi, mentre troppo spesso la borghesia austriaca si mostrava sensibile alle sirene del germanesimo e gli ungheresi si chiudevano nel loro compiaciuto sciovinismo magiaro. «Dall'umanità alla bestialità, passando per la nazionalità!» scrive Roth, citando Grillparzer, e prosegue sorprendentemente: «da Erasmo attraverso Lutero, Federico, Napoleone, Bismarck fino alle attuali dittature europee» (p. 76). Bisogna osservare che nella sua dura condanna del nazionalismo quale cancrena della civiltà europea, Roth non risparmiava affatto il sionismo. Per tutta la vita profondamente legato alla sua terra d'origine, la Galizia, e all'universo religioso-culturale dell'ebraismo dell'Europa centro-orientale – immortalato soprattutto in Giobbe – Roth vide d'altra parte nel sionismo nient'altro che la declinazione ebraica del nazionalismo, attaccandolo nel modo più duro. Per lui le comunità ebraiche dell'Ostjudentum erano prima di tutto un imprescindibile tassello nel mosaico religioso, culturale e linguistico dell'Europa orientale e di quell'impero asburgico che fu per loro, nel complesso, una casa accogliente e molto presto rimpianta. È noto, del resto, come gli ambienti pangermanisti deplorassero la tolleranza e la tendenza all'indifferentismo etnico della dinastia e dell'imperatore Francesco Giuseppe, mentre Adolf Hitler covava addirittura un autentico odio verso gli Asburgo, in ragione della vocazione sovranazionale e multiculturale del loro impero.



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