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LETTURE/ Male, giustizie e verità nel racconto “bistrattato” di Manzoni

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Alessandro Manzoni  Alessandro Manzoni

Nel Novecento, Eliot avrebbe denunciato l'eterna tentazione di sognare "sistemi talmente perfetti che nessuno più avrebbe bisogno di essere buono". L'attenzione è dunque rivolta alla libertà e alla responsabilità degli uomini, sia quando si tratti di una moltitudine faziosa, sia di singoli rappresentanti della legge. Furono quei giudici che, assecondando la folle irrazionalità della massa, misero a morte degli innocenti, venendo meno ai loro doveri di magistrati e di uomini, agendo "contro ogni legge, contro ogni autorità, come contro ogni ragione". Accecati da una funesta passione, "la smania di condannare" li privò "della facoltà di riflettere". Essi infatti "non cercavano una verità, ma volevano una confessione". Al centro dei Promessi sposi, la figura dell'Innominato è lì a ricordarci che il mondo è sotto l'impero del male, ma è sufficiente che il cuore di un solo uomo si converta perché tutto cambi.

L'acquiescenza ai pregiudizi pare allo scrittore la colpa più grave. "La vera ignoranza è quella intellettuale e morale di coloro che rinunciano alla ricerca della verità, alla giustizia, alla ragione, al loro dovere professionale e istituzionale per assecondare passioni umane perverse e pregiudizi" (Jacomuzzi).

E' questo a rendere terribilmente attuale la Storia della Colonna Infame e a raccomandarne a tutti la lettura, come libro ancora oggi utile a leggere fenomeni discriminatori e violenti. Perché le ingiustizie contro gli innocenti non sono finite, e nemmeno le torture, e le ideologie, comunque camuffate, si ripresentano sulla scena a reclamare le loro vittime. Di fronte a ciò l'esercizio indomito della ragione che Manzoni propone non basterà ad abolire le "perverse passioni", ma almeno varrà a renderle "meno potenti e meno funeste col riconoscerle ne' loro effetti, e detestarle".

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